sabato 18 novembre 2017

Paul Halter : Il grido della sirena (Le Cri de la sirène, 1998) – trad. Angelo Petrella – Il Giallo Mondadori N° 3161 del Novembre 2017



Un romanzo di Halter mancava da parecchio tempo in Italia: l’ultimo suo romanzo pubblicato fu Il Demone di Dartmoor, tre anni fa. Un’assenza incredibilmente lunga a fronte dei tanti aficionados italiani e della periodicità di uscita invece di altri romanzieri con meno credenziali. A fronte anche del fatto che in altri tempi i romanzi di Paul uscivano con ben altra cadenza: anche tre all’anno, nei tempi di Dazieri. E a fronte anche del fatto che manchino ben 21 inediti alla pubblicazione in Italia, 21 inediti che comprendono romanzi con Twist, con Burns (nessuno pubblicato in Italia), e romanzi senza personaggio fisso.
Le Cri de la sirène che è stato pubblicato a novembre 2017, fa parte della serie che ha come  personaggio fisso il criminologo Alan Twist.  Ecco a seguire le due  serie intere di romanzi e tutti i romanzi senza personaggio fisso fino ad oggi (romanzi pubblicati e inediti) :
Serie Alan Twist
La maledizione di Barbarossa (La malédiction de Barberousse, 1986), Mondadori, 2010
La quarta porta (La quatrième porte, 1987), Mondadori, 1995
Le mani bruciate (La mort vous invite, 1988), Mondadori, 1998
La morte dietro la tenda rossa (La mort derrière les rideaux, 1989), Mondadori, 2001
La camera del pazzo (La chambre du Fou, 1990), Mondadori, 2004
Testa di tigre (La tête du tigre, 1991), Mondadori, 1995
La settima ipotesi (La septième hypothèse, 1991), Mondadori, 2013
Il demone del Dartmoor Le diable de Dartmoor, 1993), Mondadori, 2014
A 139 passi dalla morte (A 139 pas de la mort, 1994), Mondadori, 1998
Cento anni prima (L'image trouble, 1995), Mondadori, 1997
L'albero del delitto (L'arbre aux doigts tordus, 1996), Mondadori, 2004
Il grido della sirena (Le cri de la sirène, 1998), Mondadori, 2017
Meurtre dans un manoir anglais, 1998
L'homme qui aimait les nuages, 1999
Fiamme di sangue (L'allumette sanglante, 2000), Mondadori, 2007
La tela di Penelope (La toile de Penelope, 2001), Mondadori, 2002
Les larmes de Sibyl, 2005
Les Meurtres de la Salamandre, 2009
La corde d’argent, 2010
Le Voyageur du passé, 2012
La Tombe indienne, 2013
Série Owen Burns
Le Roi du Désordre, 1994
Les Sept Merveilles du crime, 1997
Les Douze Crimes d'Hercule, 2001
La Ruelle fantôme, 2005
La Chambre d'Horus, 2007
Altri  romanzi
Nebbia rossa (Le Brouillard rouge, 1988), Mondadori , 1999
La lettera che uccide (La Lettre qui tue, 19929, Mondadori, 2003
Il cerchio invisibile (Le Cercle invisible, 1996), Mondadori, 1997
Il segreto del Minotauro (Le Crime de Dédale, 1997), Mondadori, 1999
L’omicidio di Atlantide (Le Géant de pierre, 1998), Mondadori,2005
Le Mystère de l'allée des Anges, 1999
Le Chemin de lumière, 2000
I fiori di Satana (Les Fleurs de Satan, 2002), Mondadori, 2006
Le Tigre borgne, 2004
Lunes assassines, 2006
La Nuit du Minotaure, 2008
Le Testament de Silas Lydecker, 2009
Spiral, 2012
Le Masque du vampyre, 2014
A parte tutti gli altri, senza personaggio fisso e della serie Owen Burns, ci sarebbero quindi ancora da pubblicare  7 romanzi con Alan Twist in Italia. In base a quanto Paul mi disse due anni fa, di Meurtre dans un manoir anglais, 1998 e L'homme qui aimait les nuages, 1999 erano stati acquisiti da Mondadori i diritti, e quindi mi aspettavo che uscisse uno di questi. La sorpresa è stata invece che ne è uscito un altro: Paul qualche giorno fa mi ha scritto dicendo che quando mi scrisse due anni fa a riguardo delle uscite italiane, non si ricordava anche questo titolo acquistato da Mondadori. In sostanza i due romanzi citati. Dovrebbero essere i prossimi ad essere pubblicati, ma non sappiamo quando.
Le Cri de la sirène è un romanzo del 1998. Come menziona il titolo, parla di una sirena, non la sirena beninteso con la coda di pesce, ma un essere demoniaco che suole rapire i marinai e attrarli in fondo al mare.
L’Alan Twist che troviamo qui, è un Alan Twist delle origini, tanto che qualcuno dotato di minor fantasia di Paul, avrebbe potuto intitolare il romanzo: Il primo caso di Alan Twist.
Il romanzo comincia in modo straordinario: una notte di neve. Due medici condoti che assistono due partorienti in due luoghi distinti: tuttavia le due bambine che nascono, dello stesso padre ma di madre diversa, sembrano gemelle. Una di esse, viene portata dal medico condotto a casa del padre e a lui affidata, nella stessa notte in cui sua moglie Hela muore di parto. Tuttavia le due bimbe all’età di quattro anni vengono separate: una vivrà nell’abbienza e porterà il cognome dei Cranston, l’altra sarà la figlia del pastore e vivrà tra le pecore. Lei sarà identificata dalle malelingue del villaggio nella sirena che con il suo pianto turba le coscienze degli abitanti del luogo.
Alan Twist è uno studioso dell’occulto, che si occupa soprattutto di smascherare i ciarlatani. E’ stato chiamato al castello di Jason Malleson, per risolvere il suo problema: c’è un ectoplasma, uno spirito, un fantasma che dir si voglia che lo terrorizza: da quando è tornato alla fine della guerra, quattro anni prima, prima in maniera lieve, poi sempre più marcatamente, ha sentito passi nella soffitta. Ma nella soffitta ovviamente non c’è nessuno. Non solo. C’è anche una stanza cosiddetta interdetta, nel castello, da quando si manifestò molti anni prima un evento attribuito al diavolo: il vecchio padrone di casa aveva sfidato il diavolo, e come risposta, un armadio, uno dei piedi del quale era sì roso ma non aveva mai dato problemi, nel mezzo della notte si ribaltò e cadde con tutto quello che conteneva, tra cui dei libri, da uno dei quali uscì una lettera molto compromettente, da cui si evinceva in maniera chiarissima il tradimento del marito nei confronti di Lottie, la moglie. Da quel momento la stanza era rimasta chiusa, e l’unica chiave era conservata in un posto determinato. Negli ultimi tempi, Malleson aveva riscontrato del chiarore proveniente da sotto,  e quindi temeva che una presenza demoniaca vi albergasse.
Twist, accolto al castello, verifica lo stato dei luoghi, e soprattutto la stanza rosa, che, aperta, dimostra di non essere affatto impolverata e piena di ragnatele come ci si aspetterebbe, ma linda e pulita, e anzi fresca e profumata, in tutto e per tutto una camera che avrebbe potuto accogliere tra le coltri del letto a baldacchino un ospite. Twist riscontra soprattutto una cosa: il padrone di casa è veramente spaventato e prostrato da queste “presenze”. Del resto il castello è stato da altri tempi luogo maledetto: infatti sia colui che aveva sfidato il diavolo, sia il figlio, sono stati oggetto delle attenzioni della Banshee, un essere demoniaco, che più volte ha fatto sentire la sua presenza a Moretonbury: appare con un pettine rotto tra le mani, e lancia un urlo straziante. Dice la leggenda che chi non lo sente è destinato a morire. Sia il vecchio Cranston che il figlio  non avevano sentito il pianto della Banshee, ed erano puntualmente morti.
Non sono tuttavia tali presenze demoniache solo a catalizzare l’attenzione di Twist, ma anche altro. Il giovane ispettore di Scotland Yard Hurst, incontrato per caso, con cui fa amicizia, gli parla di un altro sconcertante fatto, di cui si occupa: voci varie levatesi anche in occasione della venuta di Malleson, tendono a ipotizzare che il marito di Lydie Cranston non sia il vero Malleson ma un impostore, un commilitone, tale Patrick Degan, che lo abbia ucciso al fronte rubandogli l’identità e i ricordi e si sia fatto passare per il marito. Lo testimoniano vari indizi: il fatto che sia diventato un grande giocatore di scacchi mentre prima era una scartina, il fatto che si vesta con cura e soprattutto indossi bellissime cravatte, che usi seduzione e fascino per sedurre la bella moglie, che legga libri osceni, che si arricci i baffi con le dita,ma anche a scapito, che il suo cane non l’abbia riconosciuto. Pertanto sottopongono Malleson, con l’aiuto di suo cugino William Lucas, un commesso viaggiatore che vende calze da donna, e del dottor Jeremie Bell, lessicografo, un tipo supersimpatico che ha conosciuto tutti i ragazzi del luogo molti anni prima, ad una serie di test, dopo i quali Malleson si manifesta essere proprio quello che diceva di essere: il Malleson che Jeremie ha conosciuto molti anni prima.
Al castello intanto continuano ad accadere o sembrano accadere, fatti inspiegabili: Malleson sente passi, ha incubi spaventosi, e vede soprattutto ogni volta un modellino di una barca a veliero avvicinarsi o distanziarsi da un lume, sul bordo del camino, nonostante egli, pignolo qual è, lo riposizioni ogni volta. Gli incubi che lo ossessionano sono quelli che lo fanno ripiombare ogni volta nella spaventosa vita in trincea ogni giorno, oppure durante il naufragio dell’Argo, in cui erano morte più di duecento persone.
A turbare l’atmosfera è anche il rapporto non proprio idilliaco che Jason ha con un cugino di sua moglie, Edgar Rice, vissuto con lei dalla più tenera età, da quando Lydie rimasta orfana era stata affidata a zia Rebecca, la madre di suo cugino . Ora, è lui, senza più famiglia a dimorare a casa dei Malleson, non facendo nulla se non comporre versi poetici.
Per di più c’è anche un altro rapporto molto strano: quello delle due “sorelle gemelle non gemelle” Lydie e Ingrid, figlie di Ian Neilsen e di sua moglie Hela. Gemelle non gemelle, perché pur essendo molto simili, sono sorellastre in realtà: sono figlie di due rapporti diversi, che Ian ha avuto con due diverse donne. Quello con Hela ha generato Ingrid, quello con la moglie di Julian Cranston, Mary, invece Lydie.  Tuttavia Lydie apparentemente è stata adottata dai due Cranston, e così quella che è la sua madre naturale diventa la sua matrigna. Ma solo perché all’atto dell’adozione , si era presa la bambina più mansueta mentre quella più irascibile, Ingrid , era rimasta al palo. Un bel giorno accade, dopo aver trovato la bella Lydie svenuta nella Stanza Rosa, che Edgar si barrichi sulla torre del castello e dopo un urlo forsennato della Banshee che gli apapre, egli cada dal parapetto della torre e muoia. Poco tempo dopo stessa sorte accadrà a Malleson. Twist dopo aver acquisito altri indizi, darà la propria versione dei fatti, accreditando la pista del suicidio dei due. Ma poi molto tempo dopo, quando Hurst è già diventato un volto famoso di Scotland Yard, andando a trovare Lydie, vedova non risposata, rivelerà la vera dinamica dei fatti, e come una certa persona, fosse stata causa della morte di Edgar e di quella di Jason,  e come lui l’avesse protetta. Per questo motivo non si sente di accettare le attenzioni della bella vedova e decide di dedicarsi d’ora alla criminologia e alla cattura di assassini efferati e misteriosi.
Diciamo subito che il romanzo è uno dei più affascinanti che io abbia mai letto, uscito dalla penna di Paul, non tanto per gli enigmi in sé per sé, quanto per come le vicende vengono descritte, e per come egli riesca a spiegare nei minimi dettagli tutte le vicende narrate, anche le meno comprensibili : per es. la Stanza Rosa da chi veniva utilizzata? E’ evidente che l’utilizzasse qualcuno del castello che non fosse Malleson, e cioè o Lydie o Edgar. Ma tutto acquista un sapore diverso quando si scopre che la stanza non era usata o dall’uno o dall’altra, ma da entrambi, per incontri extraconiugali. Cioè in parole semplici, la moglie tradiva il marito in casa concedendosi all’amante che viveva sotto lo stesso tetto.  O per quale motivo Jason Malleson (Giasone) fosse tanto ossessionato dal naufragio maledetto dell’Argo ? Da ricordare è il mito degli Argonauti, di Giasone e della nave Argo, e di come Giasone fosse stato causa della morte dei suoi compagni: anche nella realtà letteraria questo risulta vero.
Insomma il romanzo affascina per la sua capacità di affabulazione, per come la narrazione in se stessa affascini. Mi ha ricordato quello che pensavo prima di leggere questo romanzo, essere il miglior romanzo per la struttura narrativa, cioè Le Brouillard rouge: entrambi i romanzi hanno un’intensissima capacità di narrare ed  entrambi hanno un esplosivo inizio. Le Brouillard rouge ha in più anche un finale assolutamente straordinario, tanto quanto l’inizio mentre Le cri de la syrene, per giustificare l’abbandono di Twist dell’occultismo e la sua dedicarsi solo al risolvimento di misteri inestricabili dal punto di vista criminale, devo dire che propone un finale alternativo che non mi sembra dello stesso peso del primo: in altre parole, se le due morti potevano essere spiegate col suicidio, o meglio con la caduta accidentale, tenuto conto della natura altamente impressionabile delle due vittime e della pericolosità del tetto e dell’assenza di parapetto della vecchia torre medievale, e della scogliera, non altrimenti si può pensare del finale alternativo, con invece l’attribuzione di una paternità omicida seppure difficilmente giudicabile, ad una persona che simulando un grido avrebbe spaventato a morte i due e li avrebbe fatti precipitare uno dalla torre, l’altro dalla scogliera. Ancor più nel dettaglio, ancora ancora la prima morte potrebbe essere spiegabile così, ma la seconda mi risulta difficile che possa essere spiegata con l’apparizione dell’omicida travestito da Banshee che spaventi la vittima tanto dal farla suicidare dalla falesia. Talora Paul per giustificare qualcosa di altamente difficile da spiegare si arrampica sugli specchi: era capitato già nella spiegazione del delitto de Il Demone di Dartmoor, con la macchina fotografica scassata. Al di là di questo dettaglio ( a me è sembrato ma posso sbagliarmi, che il secondo finale sia stato aggiunto in seguito), il romanzo è magnifico e anzi, in certo senso, il doppio finale risponde alla necessità che l’assassino sia di altro sesso rispetto a quello che si credeva essere il responsabile.  Cosa voglio dire? Che leggendo il romanzo mi era parso, indipendentemente dall’individuazione precisa del responsabile, che il sesso dovesse essere uno ben preciso, e anzi mi ero stupito che la storia andasse in altro senso: invece il finale che stravolge la verità rivelata, ha a sua volta sancito che non mi ero sbagliato.
E’ però nel contempo un romanzo assai cerebrale: l’insistere sulla genealogia, sugli incroci familiari, sul tema del doppio, sciorinato sia al maschile che al femminile, sia nell’accezione del sosia (Patrick Degan /Jason Mallesot) sia in quella della “gemella non gemella”, con tutti gli annessi e connessi: cioè capire chi sia dei due sosia il vero “fetentone”, e delle due gemelle chi sia la “zozzona”. In questo indubbiamente riscontro un sapore decisamente francese: se infatti il tema del delitto impossibile su una torre era stato sciorinato già da Carr in due suoi romanzi (He  Who Whispers, The Case of the Constant Suicides) e nonostante il romanzo abbia atmosfere decisamente carriane, e anzi uno dei personaggi, Jeremie Bell sia tratteggiato alla stessa maniera di come la tradizione letteraria ci ricorda il personaggio di Gideon Fell (ampio mantello nero, occhialetti con pince nez, baffoni, gigantesco, gran bevitore di birra, e pronunciatore di celebri invettive che hanno soggetto storico oi mitologico: “per i sandali di Mercurio” per esempio), il soggetto del doppio girato e rigirato ci porta a Boileau e al suo magnifico La Pierre qui tremble, mentre l’amore clandestino di Edgar per la cugina Lydie, più grande di lui, moglie di un soldato partito in guerra e poi ritornato a me fa venire in mente in maniera chiarissima, Le diable au corps di Raymond Radiguet, un romanzo straordinariamente appassionato, portato sullo schermo altrettanto suggestivamente da Gérard Philipe nel film omonimo di Claude Autant-Lara.
Un altro motivo che caratterizza questo romanzo rispetto agli altri della stessa mano, è il fatto che presenti un andamento simile a The Greek Coffin Mystery di Ellery Queen. Infatti chi abbia a mente i romanzi dei due cugini, ricorderà come i caratteri di Ellery cambino sempre più man mano che ci si allontana dai primissimi, ma che diversamente da altri romanzieri, la prima avventura di Ellery Queen che ci aspetteremmo che fosse la prima ad essere pubblicata, cioè The Roman Hat Mystery, non è quella bensì proprio The Greek Coffin Mystery, che fu la quarta ad essere pubblicata, e che veniva presentata come il primo straordinario caso di Ellery Queen. Qui abbiamo il medesimo andamento: dopo vari romanzi precedenti, in cui già avevamo incontrato Alan Twist criminologo, ed in uno addirittura ex poliziotto (La malédiction de Barberousse), qui assistiamo alla sua genesi come detective impegnato a risolvere delitti (quindi ancor prima di La malédiction de Barberousse), al suo primo incontro con Archibald Hurst, e addirittura alla sua prima ed ultima avventura amorosa. Sarà proprio questa delusione (e i conseguenti sviluppi) ad incanalare in una ben precisa direzione la sua volontà di dedicarsi al crimine invece che all’occultismo.
Il romanzo vede l'esordio come traduttore, con risultati molto rimarchevoli, di Angelo Petrella (anche è anche scrittore), al posto di Igor Longo: Igor prese il posto di Marianna Basile perchè impossibilitata da ragioni di salute a continuare a tradurre. Non sappiamo per quale motivo Petrella abbia preso il posto di Igor Longo (anche qui ragioni di salute?), ma i risultati conseguiti dal traduttore fanno ben sperare per il futuro.

Pietro De Palma

martedì 14 novembre 2017

Clifford Orr : La casa sulla scogliera (The Wailing Rock Murders, 1932) – trad. Dario Pratesi – I Bassotti, Polillo, 2017



Ricordo di averne parlato con Mauro Boncompagni forse due tre anni fa. In precedenza ne avevo accennato sul Blog Mondadori, ai tempi di Altieri: sto parlando del romanzo di Clifford Orr, The Rock Wailing Murders. Il romanzo fa parte di una nutrita schiera che Roland Lacourbe stilò a margine del suo Meeting del 2007. L’elenco è in rete, per opera di uno dei partecipanti a quel meeting, il mio buon conoscente John Pugmire: ricordo che ancora quando non lo conoscevo, mi servivo di quell’elenco come promemoria di tutto quello che avrei voluto leggere. Ecco perché a ogni occasione li rammentavo, quando parlavo sul Blog.
Quando due tre anni fa ne parlai con Mauro privatamente chiedendogli  perché mai Polillo non lo pubblicasse, Mauro mi rispose che il romanzo di Orr era un gran bel romanzo. Questo finchè circa nove mesi fa non mi ha rivelato “in camera caritatis” che Polillo avrebbe pubblicato il romanzo di Orr, cosa confermatami più tardi dallo stesso editore, con la preghiera tuttavia di non divulgare la notizia finchè non fosse stata sicura.
Clifford Orr: chi mai fu costui? Attingo dalla succinta biografia pubblicata in calce al volume da Polillo: “Clifford Orr (1899-1951), nato a Portland, nel Maine, manifestò una precoce vocazione per la scrittura e, mentre frequentava la Dartmouth University, firmò come librettista diversi musical messi in scena dagli studenti del corso di teatro. Dopo aver lasciato l’università (senza una laurea benché avesse completato i previsti 4 anni), continuò saltuariamente a scrivere testi di canzoni, una delle quali venne portata al successo da Doris Day. Per alcuni anni lavorò come giornalista presso il Boston Evening Transcript e in seguito andò a dirigere la libreria di Wall Street della casa editrice Doubleday, Doran. Nel 1929 esordì con il giallo The Dartmouth Murders, che conquistò vasta popolarità grazie all’ambientazione inconsueta, il campus di un celebre college dove tre studenti vengono ammazzati. A questo mystery piuttosto convenzionale seguì The Wailing Rock Murders (La casa sulla scogliera - I bassotti n. 185), un romanzo ben più originale che per molti versi rimanda all’opera del contemporaneo John Dickson Carr. Nonostante avesse annunciato un terzo libro, Orr abbandonò la carriera letteraria e per i successivi vent’anni fece l’editorialista per la rivista The New Yorker. Omosessuale e alcolista, ebbe una vita privata infelice e morì a Hanover, New Hampshire, sede della sua università, poco prima di compiere 52 anni.”
Aggiungo che sia The Rock Wailing Murders, sia il precedente The Dartmouth Murders, sono disponibili in lingua madre, su Amazon, segno che è un romanziere che ancora si legge.
Comincio col dire che “La casa sulla scogliera” è sicuramente un eccellente romanzo, che deve parte della sua notorietà all’atmosfera che lo pervade, in sintonia coi coevi romanzi di John Dickson Carr: vi è una scogliera che a causa di uno scherzo di natura geo morfologica, emette in particolari momenti un rumore che sembra un grido. Quando in passato è stato emesso questo grido, una morte è avvenuta: la conseguenza diretta è che gli hanno attribuito un nefasto presagio. L’ultima volta che ciò pare che si sia verificato, è stato undici anni prima, quando è morto un marinaio. Il fatto è che la scogliera emette di nuovo il lacerante grido poco prima che sia scoperta una nuova morte. Di chi? Di Garda Lawrence, pupilla e protetta di Spaton Meech, detto Spider per una sua mostruosa deformità : una testa sproporzionata, che pende incurvando la schiena in una gobba, e delle braccia tanto lunghe da arrivare alle ginocchia. Garda Lawrence era stata invitata dai coniugi Farnol, Creamer e Vera e dalla loro figlia Patricia: era un’amica della figlia che le aveva consentito di portare due amici, Philip Masterson e Victor Millard. Nella casa poi c’erano degli altri ospiti, amici dei Farnol: Richard ed Helen St.John. Garda aveva invitato anche il suo patrigno Spaton Meech, che è un famoso detective, che ha aiutato la polizia in casi intricati.
Tutto sembrava andare bene, finchè si verifica l’evento tragico: Spaton va a fare un giro in spiaggia (la casa torreggia sulla scogliera) e vede che la luce nella stanza di Garda, nella cupola posta nella parte più alta della casa, è spenta, mentre nell’altra casa gemella (la casa dei Farnol è separata da circa un chilometro di scogliera, da un’altra casa gemella in tutto e per tutto, pure di proprietà dei Farnol, disabitata da molti anni) vi è una luce accesa. Poi si accende la luce nella stanza di Garda e allora lui comincia a correre volendo parlare con la ragazza prima che essa venga di nuovo spenta: sale le scale, arriva alla porta, bussa ripetutamente, vede dalla toppa della serratura il buio per cui pensa che sia infilata dall’altra parte una chiave: chiama senza risposta. Chiama altri ospiti e decidono di abbattere la porta: la finestra è aperta e il forte vento dell’oceano fa vorticare carte in mezzo a loro. Accesa la luce gli si presenta una scena raccapricciante: qualcuno ha sgozzato la ragazza. E’ avvenuto già parecchio tempo primo come dimostra il sangue già coagulato: eppure qualcuno è ritornato sul luogo del delitto. Dall’altra parte della porta non è infilata alcuna chiave né è per terra.
Spaton viene incaricato delle indagini, in quanto detective esterno che ha collaborato parecchie volte con la polizia: già questo è una stranezza, che avrà delle ripercussione sul corso delle indagini, perché quando l’investigatore è direttamente coinvolto in indagini su questioni personali o familiari, perchè l’indagine sia il più imparziale possibile, viene svolta da altro soggetto. Qui invece è lui che assume direttamente le indagini, coadiuvato dallo sceriffo. Innanzitutto per avere un quadro della situazione interroga i presenti, tra i quali deve esservi per forza l’assassino, che ha operato sicuramente o prima o dopo che Vera Farnol le ha portato il vassoio della cena, giacchè aveva rinunciato a cenare con gli altri: il vassoio viene trovato ancora fuori della porta.
Per evitare che qualcuno possa andarsene Spider rinchiude i presenti nelle loro camere da letto, e così si accorge su un’altra camera che a detta del padrone di casa dovrebbe contenere masserizie e ciarpame e che invece nasconde un’altra bella stanza ammobiliata. Tuttavia in quel frangente è ancora chiusa.
Siccome ci sono anche lo sceriffo ed il vice sceriffo che presidiano la casa, Spider da la sua stanza allo Sceriffo mentre lui ottiene dopo varie insistenze che il padrone di casa gli consegni la chiave del portone di casa, della casa gemella. Che dovrebbe essere disabitata e dove invece ha visto un chiarore. Vi si reca e..trova Philip Masterson, uno degli amici della sua protetta, che dopo un colloquio, inaspettatamente, gli confessa di aver ucciso Garda. E gli da pure l’arma del delitto, un coltello affilatissimo in un astuccio d’argento. Spider vince la sua rabbia e la sua voglia di ucciderlo, ma il suo bastone da passeggio infrange il vetro della finestra della cupola e cade dabbasso. Spider, chiude il giovane nella stanza e va ad avvisare lo sceriffo, e anche a recuperare il bastone. Quando invece…qualcuno con lo stesso legno lo tramortisce. Si sveglia, assistito dallo sceriffo e viene a sapere che qualcuno mentre lui era svenuto, sicuramente il suo assalitore, ha ucciso Masterson. Il fatto è tuttavia che tutti avevano un alibi al momento della morte, in quanto erano nelle loro stanze e Masterson è scappato da una di esse per via di un terrazzino, che non hanno le altre. Sicuramente pensa Spaton Meech che qualcuno è riuscito a uscire con un artifizio dalla sua camera. Viene a sapere anche che c’è stata una sparatoria a casa Farnol, tra il vice sceriffo e qualcuno che si aggirava nei pressi della casa: questa persona è rimasta ferita, come testimoniano delle macchie di sangue. Quindi, siccome l’unico che può essere rimasto ferito, è chi lo ha aggredito e quindi ha ucciso Masterson, gli si mette alla ricerca. Individua del sangue sulla spalla della signora St.John, e partendo dal presupposto che solo il marito l’avrebbe toccata lì, ipotizza che l’assassino sia Richard St.John.  In questo caso si prospetterebbe un tipico caso della Camera Chiusa, per come egli avrebbe fatto ad uscire dalla sua camera al primo piano dei Farnol e poi rientrarvi lasciando inserita dall’esterno finanche la chiave. Ma poi, scoprendo in Sutton l’uomo che l’ha lasciata, si convince della sua colpevolezza.
A questo punto, ecco che l’attenzione viene spostata altrove. E se Masterson avesse mentito per proteggere qualcuno? Chi potrebbe essere?
Tuttavia Spider non trova la sua torcia tascabile, e Sutton giura che non è stato lui. A questo punto il delitto di Masterson diverrebbe un delitto impossibile perché nessuno dei presenti in casa Farnol avrebbe potuto ucciderlo in quanto rinchiusi nelle rispettive camere, e avendo giurato a Sutton a Spider di non essere stato lui ad ucciderlo, né ad aver preso la sua torcia, né il suo bastone da passeggio.
Che vi sia altra carne sul fuco è testimoniato dall’affare del campanello. Un campanello suona in casa Farnol mentre è in casa Spider, e siccome nessuno può aver usato un apparecchio in casa in quanto sorvegliati, è evidente che qualcun altro lo debba aver fatto. Dopo una certa indagine si scopre che nell’altra casa gemella in una camera è tenuta segregata un’autentico orrore di donna, un essere talmente brutto e deforme che solo con Spider potrebbe fare coppia: è la madre di Vera Farnol, Vera Darlow. Che accusa il genero di un delitto perpetrato undici anni prima: il marinaio, era invece  figlio di Vera Darlow, erede della fortuna, di cui si era impossessato Creamer Farnol.
Successivamente si viene a scoprire invece che ad uccidere l’uomo, non era stato Creamer ma la moglie. Ma che al contempo essa era non responsabile dell’atto compiuto in quanto “incapace di intendere e volere” normalmente, in quanto vittima di uno sdoppiamento di personalità: due diverse Vere, una mite, l’altra feroce e assassina, interprete dell’odio che la sorella covava verso il fratello ma teneva a freno.
A questa seconda possibile pista (una persona con sdoppiamento della personalità avrebbe potuto uccidere Garda, se una sua parte del subconscio l’avesse odiata? Tanto più che ella era andata su da Garda lasciando il vassoio. E se questo fosse stato solo una scusa per andare da lei ed ucciderla?),  Spider viene anche portato dalla confessione di Patricia Farnol, coinvolta nell’omicidio di Garda dal ritrovamento si sue impronte insanguinate sulla maniglia interna della porta: sarebbe stata lei ad accendere la luce nella stanza. Assassina o visitatrice? La confessione indirizza le indagini verso la seconda ipotesi, ma nel contempo la ragazza avvalora l’ipotesi che la madre possa essersi macchiata dell’omicidio anche di Garda.
In un crescendo di tensione, avverrà un suicidio non previsto ed una verità sconvolgente si affaccerà nel finale spettacolare che conclude il romanzo, in cui l’indizio della torcia tascabile di Spider illuminerà un assassino insospettabile, mentre con una piroetta degna di un grande virtuosista, ritornerà ad affermare una verità detta all’inizio del romanzo, sulla base del raffronto tra due esempi di scrittura attribuiti alla stessa mano.
Questo è un vero capolavoro da pochi conosciuto, e grande merito va ascritto alla collana fondata da Marco Poilillo nell’averlo proposto.
E’ un romanzo spettacolare per varie cose.
Innanzitutto  la narrazione in prima persona di Spider in quello che può esser considerato una specie di diario, una rendicontazione di qualcosa che si sia vissuto e che abbia lasciato degli strascichi, in una sorta di “delirio onirico” come si è espresso l’altro giorno Mauro Boncompagni parlando col sottoscritto. In cui, l’elemento fantastico, seppure in secondo piano, diventa il responsabile di una mente malata. Elemento fantastico che accomuna ovviamente Or r a Carr
Non è il solo elemento di interesse però, e anzi ve ne sono molteplici, perché questo romanzo non solo ha utilizzato materiale preesistente ma ha anche influenzato , mi parrebbe di dire, alcuni romanzi successivi: rappresenta cioè una sorta di anello di congiunzione tra alcuni romanzieri famosi ed altri.
Vediamoli approfonditamente.
Innanzitutto vi sono due case gemelle, che erano state date a detta di Creamer Farnol da un padre a due figli. Quale opera vi fa venire in mente? A me una, ovviamente: The Lamp of God di Ellery Queen, 1935. Può aver influenzato Ellery Queen, il romanzo di Orr che è del 1932? Secondo me sì, visto che questo romanzo americano ebbe una vasta eco: anche lì due case gemelle, distanziate da circa un chilometro, e donate da un padre a due figli.
Poi vi è una casa in cui accadono una serie di delitti: a quel tempo, l’opera che sicuramente ha influenzato Orr è stata The Greene Murder Case di S.S.Van Dine del 1928, un’opera che è da sempre uno dei pilasti del romanzo mystery. Dell’opera di van Dine, vari sono gli elementi che vengono ripetuti: il detective che si avvale come spalla di un elemento della polizia (lo sceriffo qui, il Vice Procuratore Distrettuale lì); l’assassino instabile di mente; la presenza di un saggio tedesco di psicologia applicata alla criminologia: lì l’ Handbuch fur Untersuchungsrichter di Hans Gross, qui Das Verbrechen und Die Geistesunterstromung del Dottor Bernd; l’assassino che si suicida.
Due dei tre assassini hanno uno sdoppiamento in due personalità distinte, che è una delle caratteristiche per es. del romanzo di Helen McCloy,  Through a Glass Darkly (1950). E la stessa atmosfera allucinatoria, può aver influenzato The Red Right Hand, del 1945 di Joel Townsley Rogers o anche The Deadly Percheron del 1946 di  John Franklin Bardin.
La rivelazione finale ha l’origine indubbiamente in uno dei capolavori di Agatha Christie; e verrà ripresa anche dallo stesso Joel Townsley Rogers. Anche se qui, il colpevole non sa di esserlo, perché è vittima di uno sdoppiamentro della personalità.
Potrebbe addirittura aver influenzato L’Albergo delle tre rose di Augusto De Angelis, del 1935. E l’ipotesi non mi sembra neanche tanto strampalata: lì una pensione, qui una casa, ma su un piano della quale si affacciano tante camere. E tra le tante, anche una che dovrebbe contenere masserizie e ciarpame, una sorta di ripostiglio. Se De Angelis conosceva The Devil Drives di Virgil Markham e Obelists Fly High, di Charles Daly King, perché non ipotizzare la conoscenza di altri capolavori americani di quel periodo?
Vi sono qua e là delle note un po’ stonate, tuttavia, accanto ad una profusione di indizi e di false piste: c’è un plot principale (la morte di Garda e la confessione di Masterson seguita dalla sua morte), e poi ci sono due subplot distinti: il sonnambulismo di Vera Farnol, che è spiegabile come uno stato di incoscienza in cui il soggetto viva un’esperienza parallela rispetto a quella che vive in ogni altro momento della giornata; e la mostruosità fisica della madre, Vera Darlow, spiegabile come una somatizzazione della pazzia. E accanto ad una soluzione certa, un’altra ipotizzabile ma falsa ed una infine non presa in esame ma esatta. La nota stonata, che è stata rimarcata anche dal mio conoscente Noah Stewart, e che rivela una cerca immaturità di Orr nella realizzazione di piantine in calce a romanzi, è l’assenza di un qualsivoglia bagno anche comune, su un piano su cui si affacciano le camere degli ospiti. Se ci pensate, l’osservazione è quantomai stringente.
A Roland Lacourbe questo romanzo piace e lo testimonia l’averlo inserito nella sua appendice di  99 Camere Chiuse e Delitti Impossibili, risultato del Meeting del 2007, nonostante in se stesso il crimine impossibile e una pretesa Camera Chiusa che non lo è, non siano il massimo; nondimeno ai suoi amici, gli esperti “tecnici”, Soupart, Bourgeoise e Fooz, lo stesso romanzo non è altrimenti molto piaciuto giacchè gli hanno assegnato il minimo di valutazione in 1001 Chambres Ecloses. La doppia opinione rispecshia l’ambivalenza del romanzo: se lo si vede come un’opera delirante, allucinatoria, piena di vere e false piste, dal fascino unico, ha ragione il primo; se lo si vede invece come un’opera rappresentativa del sottogenere di Locked Room and Other Impossible Crimes, parafrasando Bob Adey, allora il romanzo esce notevolmente ridimensionato.
A me il romanzo è piaciuto moltissimo. E lo testimonia la velocità con cui l’ho letto, segno anche di un livello emotivo e di tensione altissimo.
L’ultima volta che ho letto un libro con una tale velocità, è stato trentaquattro anni fa, quando lessi Il nome della rosa di Umberto Eco.
Pietro De Palma

lunedì 6 novembre 2017

Paul Halter: L'omicidio di Atlantide (Le Géant de Pierre, 1998) - trad. Igor Longo - I Classici del Giallo Mondadori, N° 1087 del 2005



Le Géant de Pierre (L’omicidio di Atlantide), quando fu pubblicato, determinò un piccolo giallo. Diciamo un giallo in famiglia. Allora ero molto da vicino a Igor Longo, che in quel tempo era uno dei consulenti editoriali Mondadori più seguiti. Mi ricordo che Igor era rimasto contrariato dal fatto che il romanzo fosse uscito in autunno, mentre lui aveva caldeggiato che uscisse d’estate. Perché? Perché nella geografia del poliziesco, ci sono romanzi che è meglio escano d’estate ed altri in inverno: di solito i romanzi più complessi, più drammatici si inseriscono (o si inserivano) nella programmazione autunnale-invernale, mentre quelli più leggeri venivano pubblicati d’estate.
Tra i romanzi di Halter, questo è uno dei più leggeri (ma leggeri non significa che non siano drammatici. E questo è drammatico. Anzi è tragico. Al pari delle tragedie greche. In cui non c’è mai una possibilità di redenzione). E quindi Igor si aspettava che fosse proposto in estate, e come tale avrebbe potuto avere degli ottimi riscontri di vendita. Invece fu proposto in autunno inoltrato, e a sentire le notizie che arrivarono, ebbe un flop di vendite. La conseguenza fu che a partire da questo romanzo, la proposizione degli Halter in edicola, cominciò a latitare, con sommo rincrescimento innanzitutto di Igor  ( che su Halter, Doherty, Abbot e altri francesi aveva fondato in gran parte la propria fortuna  ), poi mio, e poi di tutti gli halteriani italiani.
La conseguenza ulteriore fu che dopo un po’ di tempo che non uscivano romanzi di Halter inviai due email alla redazione, lamentando una scarsa attenzione nei confronti dei mystery transalpini. A quei tempi, coloro che  scrivevano  alla redazione erano pochi, e quindi inevitabilmente una missiva di contestazione faceva un certo effetto. Io addirittura  ne inviai anche una seconda, dopo un po’. Figurarsi l'effetto che fece!
Tempo fa Paul mi inviò delle sue foto, ed una mi disse era stata scattata durante un suo viaggio a Creta. Forse in occasione della scrittura di questo romanzo, forse in altra occasione. Fatto sta  che Paul è molto sensibile ai viaggi, e sovente proprio dalle località che visita trae spunti per i suoi lavori narrativi.
Il romanzo ha per oggetto Creta, e in genere i vulcani, e si sviluppa su due piani paralleli, come talora accade con le storie di Paul: una nel presente, un’altra nel passato. Che poi inevitabilmente si incrociano determinando varie situazioni.
Il protagonista, Patrick Marais, si è invaghito di Nanno, la bella figlia di un armatore, erede di una cospicua fortuna. Si sono conosciuti che lei era una ragazza e lui ancor giovane, e insieme hanno avuto esperienze sia piacevoli che meno, soprattutto Nanno. Poi si sono sposati; ora viaggiano per il mondo, protetti dai soldi che ha il padre. Cercano emozioni, non potendone avere di altre: Nanno non potrà avere figli.
Insieme stanno visitando le pendici di un vulcano attivo in America, quando un’improvvisa eruzione, mentre sono insieme accompagnati da una guida, fa sì che i due, nella pioggia di cenere e lapilli, pensando di correre assieme, prendano invece, ad un bivio, due strade diverse: lui e la guida da una parte, lei da un’altra. Se ne accorgono solo dopo aver corso un bel po’ per scampare agli affetti dell’eruzione, e quando ciò avviene è già troppo tardi perché l’ineluttabile non accada. Nella migliore delle ipotesi Nanno potrebbe essersi salvata, nella peggiore morta. La denuncia viene fatta alle autorità che cominciano a sospettare di Patrick, pensando ad un’ipotesi di uxoricidio. La presenza tuttavia della guida che afferma l’estraneità del marito nella sorte della moglie, fa sì che le indagini nei confronti dell’uomo non procedano anche quando viene trovato un corpo carbonizzato con addosso degli effetti personali che il marito riconosce essere quelli della moglie.
Patrick così si ritrova ad essere erede di una cospicua fortuna.
Comincia a fare una vita dispendiosa, tanto di soldi ora ne è pieno! Anni dopo la perdita della moglie, mentre un giorno è sulla riva del mare, vicino alla sua vecchia dimora di famiglia, incontra un gruppo di hippies, di cui attrae la sua attenzione un giovane, Guy, ed una donna Helène Garnier. E’ soprattutto lei ad interessarlo, e ben presto se ne innamora. La ragazza dovrebbe essere spensierata, ma invece nasconde momenti in cui intristisce palesemente: ben presto Patrick, anche informato da Guy in merito, capisce che in lei vivono due esperienze di vita diverse, anche appartenenti a due periodi temporali differenti: uno è nel presente, quello che vive anche Patrick, l’altro è nel passato. In quest’ altra dimensione temporale, lei è la figlia più giovane di Amintore, il re di un’isola felice, sui cui grava però imminente sempre la catastrofe: il Gigante di pietra, il vulcano che si erge nell’isola, potrebbe risvegliarsi, e quando ciò è accaduto nel passato, gli eventi sono stati luttuosi.
Passano i giorni, e il legame tra lui e Helène si rafforza: i due vanno a vivere assieme, in una villa che l’erede ha acquistato. E fanno numerosi viaggi. Helène è preda delle sue allucinazioni, e questo accade spesso quando assume droghe oppure beve cocktail;  quando è in questi stati quasi onirici, Patrick scopre che anche il riflesso del fuoco, o la visione di un’eruzione, possono accentuare in lei  lo stato catartico. E per questo fa in modo che lei cada spesso in questi stati allucinatori, in quanto sempre più pensa che lei possa aiutarlo nelle sue ricerche. Marais è preda delle sue ricerche ambiziose: sogna di trovare Atlantide, ed è sempre più convinto che l’Atlantide di Platone non si trovasse in Oceano Atlantico ma nel Mar Mediterraneo, e che l’eruzione che determinò l’affondamento del continente, sia quella avvenuta intorno al sedicesimo secolo avanti Cristo, che determinò l’affondamento di Thera e la fine di Creta.
Cosa c’entra Helène? Patrick è convinto che Helène sia la reincarnazione di Cleo, la figlia di un re di Thera, oppure che comunque riviva come un déjà-vu esperienze di vita passata che apparentemente non sono sue, e che possa aiutarlo ad individuare il punto dove si inabissò gran parte dell’isola. Egli pensa che successivamente all’affondamento, quella civiltà abbia continuato ad esistere ed abbia fondato un regno nelle profondità del mare. Per cui è molto interessato che lei ricordi. Anche se i ricordi le procurano crisi di pianto. Soprattutto quando ricorda Scilla.
Cleto era l’erede al trono, perché la sorella Pandea non aveva avuto figli: la nascita di una figlia dal matrimonio di Cleto con Melanto, ha acuito le tensioni con Maleus , il sacerdote dell’isola, che voleva sposarla. Ora egli ha rivolto le sue attenzioni all’altra figlia, ma per divenire re è necessario che la piccola Scilla, figlia di Cleto e di Melanto, muoia. E così lui fa in modo che l’oracolo che parla tramite lui stesso, scelga la vittima sacrificale per placare l’ira del Vulcano: la principessina. A nulla valgono le minacce-preghiere dello stesso re Amintore, e del resto Melanto è in missione lontano, per portare in patria un carico di lingotti di rame, e la sorte della principessina è segnata: con l’avallo della stessa altra principessa di sangue reale, amante del sacerdote, la piccola viene buttata nel cratere.
Il sacrificio è compiuto, la successione al trono è sancita, Melanto è arrestato: tocca al vecchio re accusare il sacerdote di aver strumentalizzato l’ira del vulcano per togliersi un ostacolo al trono, tanto più che essa non si placa. Si arriva così ad una singolare sfida: Maleus rimarrà chiuso nella sua stanza, e se Poseidone vorrà vendicare Amintore, egli morirà; ma se rimarràin vita, sarà Amintore ad abbandonare a Maleus e Pandea il trono. L’indomani, tuttavia, Maleus non apre la porta a chi viene a trovarlo, e viene ritrovato ucciso mediante un tritone di bronzo: le porte sono chiuse dall’interno, all’esterno le guardie non hanno notato alcuno avvicinarsi, e l’unica via attraverso la quale forse può esser stato ucciso è un rigagnolo d’acqua collegato ad una sorgente, che scorre nelle capanna di Maleus. Come, è tuttavia un problema.
L’assassinio ricordato da Helène nei suoi sogni, diventa un modo come un altro per individuare nella città riportata alla luce da una missione archeologica, sull’isola di Thera, proprio il luogo del sogno di Helène, e quindi attribuirgli la patria potestas di uno sconvolgimento epocale. Del resto, proprio un oggetto ritrovato nel corso degli scavi, che un membro della missione accetta di far vedere a Patrick Helene e Guy in cambio di una somma di danaro, sembra accreditare in maniera determinante tutto il racconto di Helène: quell’oggetto è estremamente simile ad un disco in terracotta che possedeva Maleus, e che nella rievocazione del suo assassinio, era stato ritrovato accanto  al suo cadavere , rotto in mille pezzi.
Helène e Guy per di più sembrano vedere nella porzione di mare vicino a Thera, delle luci. In un primo tempo Patrick pensa che siano pazzi, ma poi anche lui assiste a questo fenomeno, che attribuisce sempre più a quello di una base marina atlantidea. Un bel giorno decidono di fare delle immersioni, e accade che Guy, senza che qualcuno possa essersi avvicinato, e tanto più potesse sapere che proprio lì si era immerso, venga trafitto da un tritone di bronzo al petto: è Hèlene che accorsa vicino all’amico, ne riscontra le condizioni disperate. Di lì a poco Guy muore, e per prendere tempo e poter continuare le ricerche senza le indagini della polizia, il cadavere viene deposto in una grotta, su un letto di alghe e pesci putrescenti.
Ma quando l’indomani lì si recano per zavorrarlo in mare, no lo trovano più. Successivamente Heléne scompare e ricompare due giorni dopo solo per dire di averlo trovato in un’altra grotta, vivo e vegeto anche se dolorante al collo: nella grotta vi è una misteriosa porta antica di bronzo. Patrick eccitato si avventura nel mare accanto alla sua donna, fino a esplorare una serie di cunicoli tra le rocce sottomarine, che portano ad una grotta dove trovano sì Guy, ma morto da tre giorni.
Nel buio della grotta Patrick sarà vittima di un assassino, che lo lascerà con una prospettiva di vita assai ridotta, in quella grotta ricavata nelle rocce della costa. Si salverà?
Atipico romanzo giallo, non c’è una vera e propria indagine della polizia, perchè detective è lo stesso Patrick Marais, archeologo rampante: indaga sia sull’assassinio impossibile di Guy, avvenuto a pochi metri da lui, sia su un delitto in una Camera Chiusa avvenuto in una dimensione temporale lontana.
Lui è in un certo senso un detective. Poi ce n’è un altro più nascosto: un prete.
Dei due delitti, il primo è di Christiana memoria: chi dovesse leggerlo, e avesse letto tutti i romanzi della Christie, non esiterà a capire da quale romanzo, da quale capolavoro di Agatha,  Halter abbia tratto le basi per l’assassinio di Guy. Tuttavia il secondo delitto, che poi in termini di tempo, è il primo, quello avvenuto in un lontano tempo nell’isola di Thera, viene spiegato con un ragionamento e con una soluzione assolutamente originali, che testimoniano l’inventiva di Halter nel suo campo narrativo,e  spiegano al contempo come la stanza fosse chiusa dall’interno per mezzo di un chiavistello posto all’interno della pesante porta di cipresso, come per terra vi fossero i pezzi di un disco di terracotta e come sempre per terra vi fosse anche un pugnale di bronzo senza elsa non usato però per uccidere, dalla lama assolutamente pulita.
Vi sono, è bene dirlo altre tre morti: una casuale, utilizzata per uno scambio di identità, un’altra voluta, ma il cui peso morale è stato  volutamente ignorato da due degli attori del dramma, anche se proprio questa morte, che è la prima in ordine di tempo, sarà la molla di tutto il dramma, un castello di bugie, dalla prima all’ultima; e infine un suicidio. La vittima? Patrick, certamente, che però è a sua volta il mandante di un’altra morte, così come chi lo condanna ad una quasi morte, e ne è quindi il carnefice, è stato a sua volta una sua vittima nel passato.
E la morte nel passato, si collega stranamente a quella di Scilla, nel racconto di Helène.
Se Patrick fosse stato più intuitivo, avrebbe potuto trarre dal racconto di Helène utili spunti per sondare un’altra vicenda, e poi collegarla ad un’altra affondata nel passato. Il bello è che capisce finalmente la macchinazione di cui è stato oggetto, solo quando è nella grotta, in compagnia dei cadaveri di Guy (vecchio di qualche giorno) e di Helène (vecchio di qualche minuto).
Nel romanzo, parecchi sono gli spunti che lo collegano ad altri della produzione di Paul:
innanzitutto il tema onnipresente della pazzia, della lucida follia, della vendetta che va oltre il normale;
poi, quello della vittima che è a sua volta responsabile di un’altra morte nel passato: come Patrick (ma la morte non è quella di sua moglie Nanno), anche altri personaggi di altri romanzi: il protagonista di La Lettre qui tue, per esempio. Il soggetto vittima del Fato: tanto a dire che chi ha ucciso, non potrà mai immolarsi sull’altare in quanto vittima innocente: chi di spada ferisce, di spada perisce, sembra riecheggiare in Halter.
Il romanzo è innanzitutto un romanzo di avventura, che mischia il romanzo storico con il thriller e con il mystery. Per l’ambientazione, per gli spunti e il soggetto storico – archeologico, il teatro delle vicende nelle isole greche, sicuramente questo romanzo se fosse stato pubblicato in estate sarebbe stato un successo.
E’ piacevole da leggere, e proprio per il tema, sembra svolgersi come una favola, raccontando una storia che non si capisce fino a che punto sia un romanzo poliziesco; poi ad un certo punto, gli eventi sembrano accavallarsi, le morti fioccano e finalmente si capisce che tante piccole cose, raccontate innocentemente precedentemente, che non si sarebbe mai pensato avessero un significato per altre vicende, in realtà lo hanno. Eccome!
Chi ha visto molti anni fa il film, The House of Games,  di David Mamet, idealmente lo collegherà alla trama di questo fantastico romanzo di Paul Halter: una fiaba cattiva, ma di una cattiveria senza confini, in cui tutti gli attori, sembrano dire nel momento in cui si esprimono, cose che hanno una doppia valenza. Quello che dice per es. il prete missionario Pierre Roussel ha una valenza straordinaria: “Uccidere qualcuno per interesse, per migliorare la propria vita”. E rivolgendosi a Helène aggiunge: “Sono delitti veramente ignobili, signorina Garnier. E a volte la legge non riesce a punirli…”.Queste due frasi sono l’essenza del romanzo, perché rivelano la chiave che apre la serratura della macchinazione. Se Patrick nel momento in cui Roussel la afferma, prendesse quella verità e la comparasse con quanto accadutogli nel passato, potrebbe anche prendere in esame che Roussel abbia sondato il suo animo e abbia visto in fondo al cuore suo, e a quello anche di altre persone, un male antico. Lo stesso Roussel, dopo la morte di Guy, riferendosi a due persone del dramma, dirà: “Mi stupisco sempre come alcuni di noi siano in grado di passare sul cadavere di parenti e amici. Conosco persone piacevoli come lei e la sua amica, che si sono rivelati degli spregevoli assassini”.
Roussel è quindi la voce del Fato, che inchioda chiunque abbia fatto un’azione indegna alle proprie responsabilità, magari ripagandolo della stessa moneta, sotto altra forma. Roussel è il vero detective, che sulla base della propria esperienza di vita vissuta, sa andare in fondo al cuore degli uomini e vedere il male nascosto: egli prima che l’ultimo rigo dell’ultima pagina del romanzo sia stato scritto e le ultime verità siano state rivelate, vede e riconosce chi è assassino. In certo Roussel qui è quello che è Dieudonne in La nuit du loup, il racconto capolavoro di Halter.
E rivela anche lo spirito cattolico tradizionalista di Halter, che non riesce a dimenticare come anche la morte di un innocente, un bambino appena concepito, sia pur sempre un  assassinio anche se mascherato.
Pietro De Palma