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domenica 28 maggio 2017

Retrospettiva, Bibliografia completa e analisi di un racconto di Craig Rice: Gli spezzasti il cuore (His Heart Could Break, 1943) – trad. Sara Caraffini. In “Delitti Impossibili”, I Bassotti N°125, Polillo Editore, 2012. Pubblicato il 28 maggio 2017

Craig Rice
All’inizio, quando anni fa la collana i Bassotti apparve sul mercato, confesso che rimasi molte volte perplesso e non del tutto convinto dell’offerta: presentava infatti, in parte, titoli che erano già stati presentati da Mondadori. Purtuttavia dopo, come testimoniano anche le interviste apprestate col dott. Polillo, la mia ammirazione e la stima sono sempre più cresciute e oggi devo dire in tutta onestà che le uniche persone del settore che io vorrei conoscere di persona sarebbero proprio lui, Marco Polillo  e Mauro Boncompagni che già conosco da lontano (che è anche suo amico).
Polillo ha proposto e sta continuando a proporre romanzi di autori spesso sconosciuti, ma il merito maggiore a mio parere sta nel riproporre, in controtendenza, antologie di racconti, genere quello delle brevi storie che non è mai stato capito veramente: basti dire che anni fa, quando Mondadori propose l’integrale di Edmund Crispin, del pacchetto facevano parte anche i racconti, ma, chissà come, allora si decise di non proporli confidando nel fatto che il pubblico italiano non avrebbe decretato il loro successo. Di questi errori è piena la storia del mercato editoriale italiano. Ma Polillo non ha mai voluto fare una politica esclusivamente di profitto, se è vero che di queste antologie ne ha proposte svariate nel corso degli anni.
Oggi presenterò una: Delitti Impossibili. Una serie pressochè impressionante di capolavori del genere short story: Brown, Carr, Commings, Talbot, Godfrey… Beh, io ne sceglierò una di una scrittrice molto famosa al suo tempo, Craig Rice, perché a mio parere, è estremamente interessante per diversi motivi.
Craig Rice fu al tempo uno degli scrittori più importanti del suo tempo: nata a Chicago nel 1908 prima di diventare un nome del panorama della narrativa poliziesca, aveva tentato più strade senza successo. Nel 1939 tuttavia vi riuscì, grazie al personaggio da lei creato più amato, l’avvocato Malone:  il romanzo Eight Faces at Three (Contro la legge) le dette la fama. I successivi romanzi crearono il suo successo che fu tale da permetterle di apparire nella copertina del Times nel 1946, cosa che prima di allora non era mai accaduta per gente impegnata nella narrativa mystery. Tuttavia, raggiunto l’apice del successo, denominata addirittura la Dorothy Parker del racconto poliziesco (a significarne la qualità nei racconti), la caduta fu repentina, tanto che nel 1957, dopo aver sperimentato alcoolismo e vari tentativi di suicidio, oltre a cinque diversi matrimoni, la Craig morì “per cause apparentemente naturali”.
In Italia sono stati pubblicati molti suoi romanzi. Non fidatevi della lista su Wikipedia: di romanzi ve ne sono di più di quelli citati lì! E oltretutto vi sono numerosi errori.
Ecco a seguire una lista il più possibile esaustiva:

Romanzi

8 Faces at 3 (1939; anche "Death at Three" e "Murder Stops the Clock"; John J. Malone) Contro la legge, Il Giallo Mondadori n. 111 (1951)
The Corpse Steps Out (1940; John J. Malone) Il cadavere esce di scena, I Classici del Giallo Mondadori n. 708 (1994)
The Wrong Murder (1940; John J. Malone) Una scommessa da vincere, Il Giallo Mondadori n. 2277 (1992)
The Right Murder (1941; John J. Malone) - Bentornato Malone!, I gialli del secolo n. 146 (1955); ripubblicato come Una scommessa vinta, Il Giallo Mondadori n. 2289 (1992)
Trial by Fury (1941; John J. Malone) - Giustizia sommaria, Il Giallo Mondadori n. 212 (1953)
Telefair (1942; anche Yesterday's Murder) – Ieri hai ucciso, Casini, 1955; L’isola del destino scomparso, Robin, 2003
The Big Midget Murders (1942; John J. Malone) - Undici calze di seta, Il Giallo Mondadori n. 182, 1952
The Sunday Pigeon Murders (1942; Bingo Riggs and Handsome Kusak) -  A colpi di coltello, Il Giallo Mondadori n. 192 (1955)
The Man Who Slept All Day (1942; pseudonimo Michael Venning; Melville Fairr)
Murder Through the Looking Glass (1943; pseudonimo Michael Venning; Melville Fairr) – Fantasma allo specchio, Casini, 1953
Having a Wonderful Crime (Simon, 1943; John J. Malone) – Lasciate fare a Malone, Casini, 1954
The Thursday Turkey Murders (1943; Bingo Riggs e Handsome Kusak) Il tesoro di giovedì, Il Giallo Mondadori n. 125, 1951
To Catch a Thief (1943; pseudonimo Daphne Sanders)
Home Sweet Homicide (1944) - Giallo in famiglia, Il Giallo Mondadori n. 199, 1952
Crime on My Hands (1944)
Jethro Hammer (1944; pseudonimo Michael Venning; Melville Fairr)
The Lucky Stiff (1945, Malone) - La donna ombra, Il Giallo Mondadori n. 147, 1951; I Classici del Giallo Mondadori n. 1267 (2011)
The Fourth Postman (1948; John J. Malone) - I quattro portalettere, Il Giallo Mondadori n. 115, 1951
Innocent Bystander (1949) – Un complice innocente, Casini, 1955
Mrs. Schultz is Dead (1955)
My Kingdom for a Hearse (1956; John J. Malone) – Il mio regno per un funerale, Casini,1957
Knocked for a Loop (1957; anche come "The Double Frame"; John J. Malone) - Il Buddha di bronzo, Serie gialla Garzanti n. 127 (1958)
The April Robin Murders (1959; completato da Ed McBain; Bingo Riggs and Handsome Kusak; John J. Malone) La casa del morto, Serie gialla Garzanti n. 157 (1959), ripubblicato come I delitti di April Robin, I Classici del Giallo Mondadori n. 487 (1985) 

Racconti

"The Right Murder" (1942, John J. Malone)
"The Big Midget Murders" (1942, John J. Malone)
"Hanged Him In the Mornin' " (Marzo 1943) anche "His Heart Could Break" (Marzo 1943; John J. Malone) Il suo cuore si poteva rompere,GEQ N. 2/1950 – Gli spezzasti il cuore,I Bassotti n.125/2012
"The Bad Luck Murders" (Luglio 1943; anche "Dead Men's Shoes"; John J. Malone)
"Murder in Chicago” (1945)
"Case of the Vanishing Blonde" (1945; con Mark Hope )
"Good-Bye, Good-Bye!" (Giugno 1946; John J. Malone) - Goodbye, Goodbye!, GEQ n. 9/1950
Real Crime ( Dicembre 1946 / Gennaio 1947; sebbene nessun autore sia citato, la storia è di Craig Rice:  fonte http://www.philsp.com )
"Good-Bye Forever" (Dicembre 1951; John J. Malone) - Addio per sempre, Estate Gialli 1964
"Case of the Vanishing Blonde" (1945; con Mark Hope )
"Lady’s day at the Morgue" (1952)
"Malone is Dead – Long Live Malone" (1952)
"And the Birds Still Sing" (Dicembre 1952; John J. Malone) - …E gli uccelli cantano ancora, GEQ N. 40/1953; oppure Malone sa il fatto suo, Estate Gialla 1965
"Don’t go near" (1953) - E’ morto un leone, Giallo Selezione n.. 31/1962
"The Murder of Mr. Malone" (1953)
"Dogs Bites Man" (1953)
"Death in the Moonlight" (1953)
"Quiet Day in the County Jail" (1953)
"The Last Man Alive"(1953)
"Murder Marches On!" (1953) –
"The Tears of Evil" (Marzo 1953; anche The Name Is Malone, 1958) - Le lacrime del diavolo, Giallo Selez. N. 5/1961
"The Dead Mr. Duck" (Agosto 1953; anche The Man Who Swallowed a Horse) – L’uomo che aveva ingoiato un cavallo, “Ellery Queen presenta Estate Gialla 1971”
"The End of Fear" (Agosto 1953) - Fine della paura, Giallo Selezione N. 17/1961
"Life Can Be Horrible" (Settembre 1953) - Un cadavere ambulante, Giallo Selezione N. 70/1963
The Last Man Alive (Settembre 1953)
"Smoke Rings" (anche "Motive", Settembre 1953)
"The Bells Are Ringing" (Novembre 1953, John J. Malone)
"…And Be Merry"(1954) - Il grappolo d’uva , Giallo Selezione 12/1961
"The Little Knife That Wasn't There" (1954; John J. Malone)
"I'm a Stranger Here Myself" (Febbraio 1954) - Sono forestiero anch’io, Giallo Selez. n.28/1962
"I'll See You in My Dreams" (Giugno 1954)
"Murder in the Family" (Novembre 1954)
"Flowers to the Fair" (25 Dicembre, 1954)
"The Little Knife That Wasn’t There" (Maggio 1954; anche "Malone and the Missing Weapon")
The Murdered Magdalen, Ottobre 1955   
"No Vacancies" (Giugno 1954) - Tutto affittato, Giallo Selezione N. 16/1961
"No Motive for Murder" (Luglio 1955) – E’ la base per il romanzo: Knocked for a Loop (1957);
"A lost body"  (1955) – Serve un cadavere, Giallo Selez. 35/1962
"The Headless Hatbox" (1955)
"Mrs. Schultz is Dead" (1955)
"Shot in the Dark" (1955) - Omicidio nel bosco, Giallo Selezione N. 36/1962
"Beyond the shadow of a dream" (1955) - Oltre l’ombra di un sogno, GEQ n.66/1955
Pink Fluff (  Ottobre 1955; anche "The Frightened Millionaire", 1956)
"Dead Men Spend No Cash (1956)"
"The Quiet Life" (1956)
"The Air-Tight Alibi"(1956)
No One Answers (1956)
One Last Ride, 1956
The Perfect Couple, 1956
"No, Not Like Yesterday" (Novembre 1956)
"Sixty Cents’ Worth of Murder "(1957)
"Say It With Flowers" (Settembre 1957)
"Cheese It, the Corpse! (1957) - Un cadavere troppo nudo,  Giallo Selezione n. 55 del 1963
"He Never Went Home" (1958, The Name Is Malone) - Non tornò a casa, Giallo Selezione N. 40/1962
"The Green Menace"(1958)
"The End of Fear"(1958; The Name Is Malone)
"One More Clue" (1958) - Un altro indizio, Giallo Selezione N. 81/1964
The Double Frame” (1958)
 "The Murder of Mr. Malone" (1958, The Name Is Malone)
"The Very Grove Corpse" (Novembre 1958)
"They're Trying to Kill Me" (Febbraio 1959, The Saint Mystery Magazine; John J. Malone)
"They're Trying to Kill Me" (Febbraio 1959)
"Wry Highball” (Marzo, 1959)
"Hardsell" (1960; John J. Malone) - Il colpevole non paga (Hard sell) Giallo Selezione N. 24/1961
"The Butler Who Didn't Do It" (1960; anche Alfred Hitchcock Presents: 16 Skeletons From My Closet; John J. Malone) - Questa volta non è stato il maggiordomo (The Butler who didn’t do it), Hitchcock presenta: 16 scheletri nel mio armadio
"The Fall of The House of Deuteronomy"(1961)
"The Case of the Common Gold"(1964)
But the Doctor Died (1967; John J. Malone) - Ma il dottore è morto, Spia contro spia, Longanesi n. 41 (1971).

Oltretutto alcuni racconti figurano anche raccolti in antologie:

The Name is Malone (1958)
People vs. Withers and Malone (1963)
Murder, Mystery and Malone (Crippen & Landru, 2002)

Come si vede, prendendo a comparazione la pagina italiana di Wikipedia, molti sono gli errori e le imprecisioni lì individuate: innanzitutto sono elencate solo le opere con Malone, mentre sono assenti quelle con altri pseudonimi; poi, non solo Mondadori e Polillo hanno pubblicato opere di Rice, ma Casini per esempio; mancano tutta una serie di racconti (non solo vi sono le serie, ma anche racconti spuri); infine compaiono lì anche romanzi non più attribuiti a Craig Rice. E’ il caso di The G-String Murders (1941), che si è riconosciuto essere stato scritto da Gypsy Rose Lee (pseudonimo di Rose Louise Hovick), famosa spogliarellista degli anni Trenta e Quaranta; e del suo sequel Mother Finds a Body (1942), altro romanzo attribuito in un primo tempo a Craig Rice ed ora restituito a Gypsy Rose Lee (tra l’altro il film che venne tratto da tale romanzo andò parecchio bene, meritando pure la nomina all’Oscar per la Miglior Musica).
Non compaiono invece i racconti che Craig Rice confezionò a quattro mani con Stuart Palmer in cui figurano sia John J. Malone sia Hildegarde Withers:

"Once Upon a Train" (Ottobre 1950)
"Cherchez la Frame" (Giugno 1951) - GEQ N. 22/1951
"Autopsy and Eva" (Agosto 1954)
"Rift in the Loot" (Aprile 1955)
"Withers and Malone, Brain-Stormers" (Marzo 1959)
"People vs. Withers and Malone" (1963)
Withers & Malone: Crime Busters” (People vs. Withers and Malone, 1963) – Withers & Malone investigatori, “Ellery Queen presenta Inverno Giallo 1974-75”



Questi racconti furono poi ripresi, una volta deceduta la scrittrice, da Stuart Palmer, e riuniti in una antologia dal titolo People vs. Withers and Malone (1963).
La curiosità sta a testimoniare la fama raggiunta negli anni quaranta e cinquanta da Craig Rice, con la quale importanti autori collaborarono (sembra quasi una anticipazione delle collaborazioni che a partire dai primi anni sessanta videro assieme uno dei cugini Queen ed una serie di autori, a creare i cosiddetti apocrifi queeniani (che poi apocrifi non lo sono per nulla).
In verità non solo Stuart Palmer associò il suo nominativo a quello della Rice, ma anche Cornell Woolrich, che stravedeva per la Rice, che si assunse l’onere di terminare un romanzo rimasto incompiuto della scrittrice: The April Robin Murders. Il romanzo, in cui operano dei fotografi giramondo Bingo Riggs e Handsome Kusak, doveva essere l’atto finale di una trilogia, di cui fanno parte altri due romanzi: The Sunday Pigeon Murders (1942) e The Thursday Turkey Murders (1943).
Infine The Pickled Poodles è un romanzo apocrifo, scritto da Larry M. Harris nel 1960 sui caratteri originali (Malone & Co.) di Craig Rice.

Il racconto che oggi esaminiamo è il secondo della sua produzione, ed è un racconto con delitto impossibile
John J. Malone è l’avvocato di Paul Palmer, rampollo erede di una considerevole fortuna, finito nel tritacarne della giustizia: dedito alle sbronze e al non fare nulla, il fatto di essere stato trovato ubriaco fradicio e non cosciente accanto allo zio morto assassinato, lo ha fatto condannare a morte da una giuria composta di giurati astemi e padri onesti di famiglia, contenti di farla pagare ad uno che non ha mai fatto nulla nella vita eppure è ricco sfondato.
Paul, fidanzato con Madeleine Starr, quella che si chiamerebbe ora Topo Model, mannequin allora, si era trovato in Malone il suo avvocato e quello aveva giurato che lo avrebbe tirato fuori di lì: era sicuro che lui non fosse l’assassino di suo zio e per sospendere l’esecuzione era riuscito a scovare degli scheletri nell’armadio del giudice che gli aveva concesso una proroga di indagine e aveva sospeso l’esecuzione. Quindi Palmer si può considerare a ragione che fosse al settimo cielo: e allora perché si era impiccato in cella?
Malone diretto al carcere, viene a sapere che Palmer si è impiccato in una cella dove nessuno poteva entrare, con una corda che nessuno avrebbe potuto introdurre, e per giunta aveva ricevuto la visita di un uomo del boss delle scommesse cittadino che gli aveva fatto pervenire una lettera: quale carcere mai poteva essere quello in cui c’erano state diverse evasioni, un uomo si era impiccato in condizioni impossibili con una corda fatta arrivare in maniera impossibile senza che nessuno sapesse nulla, e dove persino un boss delle scommesse poteva arrivare senza che nessuno filtrasse la sua visita?
Malone è infuriato, tanto più che in quel carcere lavora come medico del carcere proprio lo zio della fidanzata di Paul.
Decide di svolgere delle indagini per guadagnarsi i 5000 dollari ricevuti come ingaggio e scoprire chi abbia ucciso il suo cliente. E così, tassello dopo tassello, dopo una visita a Max Hook boss delle scommesse, che non può essere connesso con l’omicidio perché ha fama di non aver mai fatto uccidere nessuno, dopo aver conversato col direttore del carcere prima e col medico dopo, dopo aver ricevuto la lettera dalle mani di un secondino voglioso di fare carriera grazie alle conoscenze dell’avvocato, viene a sapere che il suo cliente la sera prima era stato contattato dalla fidanzata che era in brutte acque per un giro di scommesse: indebitata,  di modeste condizioni ma attratta dal lusso, si era data al gioco, rimanendone vittima. Il fidanzato aveva giurato di aiutarla una vota uscito di galera: e quindi ancora una volta perché uccidersi?
Malone parla anche con la donna fatale: tale Lillian Claire che si era fatta dare una bella sommetta di denaro da Palmer per non rivelare certi particolari piccanti della loro relazione che avrebbero potuto rendere difficile l’unione tra Palmer e la Starr. Insomma una donna pericolosa anche e soprattutto perché bellissima: la donna al processo aveva giurato che la notte dell’omicidio Palmer era andato da lei per cercare di riavere parte dei soldi versatile, ma poi dopo una discussione lei lo aveva messo in taxi, mezzo sbronzo, e mandato a casa; mentre Malone viene a sapere che non era andata proprio così: infatti Palmer aveva trascorso una notte di sesso con la ex, pur mezzo sbronzo, e quindi all’ora in cui era stato ucciso il vecchio lui sarebbe stato altrove. Purtuttavia la donna non aveva rivelato l’alibi dell’ex per non avere rogne e così lui era stato condannato alla sedia elettrica.
Malone capisce di trovarsi in un covo di serpi: una donna che stava usando il suo cliente, una che l’aveva usato, uno zio della fidanzata sensibile alla corruzione, un direttore del carcere negligente, e un assassino allo stato libero: probabilmente l’assassino dello zio era anche coinvolto in quello del nipote. E sullo sfondo una vecchia ballata di cui mano le strofe scandiscono il ritmo della storia: Malone è come se avesse il presentimento che proprio quella ballata potrebbe fornirgli la soluzione del problema. In punto di morte Palmer aveva sussurrato “non voleva spezzarsi”. La ballata parlava di un cuore che si era spezzato, quando qualcuno era morto impiccato per ciò che era stato fatto da un altro. Sembra quasi quello che era accaduto a Palmer. Poi casualmente qualcuno rivela a Malone come la ballata finisca, e Malone ha il guizzo che gli consente di far luce nella vicenda: così scopre come l’assassino anzi gli assassini abbiano operato. E riabilitando la memoria del cliente, guadagna lealmente i 5000 dollari promessigli.
Diciamo subito che trovare l’assassino o gli assassini non è la cosa difficile, semmai è difficile capire come l’assassinio sia stato attuato. E a cosa voleva alludere Palmer in punto di morte quando aveva parlato di non voleva spezzarsi: il cuore, come suggeriva la ballata, o..qualcos’altro?
Interessantissimo è il racconto, scritto con una penna leggera e nel tempo stesso brillante: la ballata con le sue strofe detta il ritmo, e lo stesso racconto è come una vecchia ballata. E’ melanconico perché parla di qualcuno che è morto accusato ingiustamente, ma nel tempo stesso non è lugubre, e a renderlo pimpante è proprio l’avvocato Malone, un marpione che la sa lunga e che usa espedienti non del tutto corretti per raggiungere i suoi fini: tra un ricattino ad un giudice, una pomiciatina con una delle indiziate, una che non disdegna di darsi, tra whisky doppi e fumate di sigari, Malone insegue il filo dei suoi pensieri che è legato al testo di una ballata che lo ossessiona e che ad un certo punto lo metterà nelle condizioni di risolvere l’enigma.
Il racconto è interessante direi per due motivi soprattutto: innanzitutto dal punto di vista stilistico, in quanto tutta l’opera della scrittrice fa parte di quel filone cui appartennero altri romanzieri tra cui Jonathan Latimer, Howard Brown, e anche il tardo Stuart Palmer che si situa a metà tra il Mystery e l’Hard-Boiled: questo dona quella freschezza che tanto si sente leggendo la Rice. I luoghi comuni del Noir non sono tutti elencati ma qua e là compaiono: il gangster, la santa, la “donna di facili costumi” che tutti evitano ma che poi tutti vorrebbero trattare magari in privato, ambienti fumosi e whisky a volontà; e insieme un problema del delitto impossibile che non è affatto male: come ha fatto in una cella supersorvegliata, tanto più che è quella del fidanzato della nipote del medico del carcere, a entrare una corda, e come ha fatto un uomo a morire impiccato, un uomo che non aveva nessun motivo per impiccarsi? Il problema, che ne presuppone un altro ancora più stuzzicante (come ha fatto qualcuno non visto ad uccidere un condannato a morte senza che questi gridasse o si opponesse nella cella del braccio della morte), ha una soluzione alternativa estremamente interessante, in quanto con essa Craig Rice aggira il problema: in sostanza agisce con la componente psicologica.
Quello che poi affascina del racconto è proprio il come più del chi: è maggiormente la componente dell’ Howdunnit a far presa più che quella del Whodunnit, perché a ben vedere l’assassino è facile da individuare se si tiene bene a mente il “cui prodest”.
Insomma un racconto ed una scrittrice da rivalutare e da rileggere.

Pietro De Palma

venerdì 19 maggio 2017

Hake Talbot - Dall'altra parte (The Other Side, postumo 1990) - senza trad. in Delitti Impossibili 1, Garden Editoriale, 1993; trad. Dario Pratesi in Delitti Impossibili, I Bassotti, Polillo, 2012



Quella raccolta di racconti di Adey pubblicata da Garden, "The Art of Impossible", ebbe il compito di far conoscere dei racconti mai pubblicati prima. E se si tien conto che soprattutto Garden non si può dire sia mai stata una diretta concorrente di Mondadori (qual è ora per es. Polillo per quanto attiene al Mystery), la cosa riempie ancor più di meraviglia.
Fatto sta che il primo volumetto dei tre, conteneva tra gli altri, un pezzo eccellente, un racconto che per molti anni è stato unico in Italia, “Dall’altra parte”, di Hake Talbot. Poi, nel 2012, proprio Polillo, si è ricordato di questo splendido racconto e l’ha inserito nella sua strenna natalizia, Delitti Impossibili, con altra traduzione. Tanto più che di Hake Talbot, c’è veramente poco in giro: i suoi due romanzi, Rim of the Pit e The Hangman's Handyman  (entrambi tradotti da Mondadori) e solo due racconti, The High House e The Other Side. In realtà, Henning Nelms, questo il vero nominativo di Hake Talbot, di racconti ne scrisse molti, ma al momento risultano dispersi, come pure scrisse addirittura un terzo romanzo,The Affair of the Half-Witness, che in seguito, siccome non trovava chi volesse pubblicarlo,non si sa se sia stato distrutto oppure se sia semplicemente ancora dimenticato (magari in qualche soffitta della città di Arlington, dove egli visse).
Anticipo che del racconto darò la soluzione perché data la brevità di esso, per potermi addentrare in certe sue caratteristiche, non posso fare altrimenti. Per cui, chi non l’abbia letto ancora, se lo procuri e poi, solo dopo, legga questa analisi.
I personaggi sono quelli già visti in The Rim of the Pit, cioè il giocatore Rogan Kincaid, e l’illusionista Svetozar Vok.
Questa volta sono impegnati a smascherare il capo di una setta, tale Ergon, ungherese , che ha acquisito un notevole potere su   Imogene Lathrop, tutrice della sedicenne, e quindi ancora minorenne, Daphne Lathrop, figlia di un fratello di Imogene, prematuramente deceduto e grazie a questa influenza, sta tentando di acquisire a sua volta la tutela sulla ragazza, per poterne amministrare l’ingente fortuna. Tuttavia, al suo piano si oppongono i due fratelli di Imogene, il Colonnello Boyd Lathrop molto alto e secco, e il maggiore dei due, e il Maggiore Clifford Lathrop, più grasso, basso e il minore dei due. Il maggiore dei due, Boyd, ha incontrato per caso Kincaid, che ha già conosciuto nel passato, e a lui chiede aiuto per smascherare Ergon. Così lo conduce a casa sua, e qui Kincaid fa anche la conoscenza di Ergon, giacchè questi abita nell’appartamento adiacente a quello dei due fratelli e della ragazza. Proprio davanti a Kincaid ha luogo l’ennesimo scontro tra Ergon e i due fratelli: Ergon vuole restare solo coi due, poi c’è uno scontro tra di loro, a cui dopo  seguirà il pronunciamento di un’ oscura minaccia, che in sostanza è una maledizione mortale, nei confronti di Boyd reo di avere sfidato colui che è protetto da potenze dell’Oltretomba.
Mentre l’atmosfera è surriscaldata, e Boyd è turbato dalla minaccia di morte indirizzatagli dal santone, accade l’irreparabile: con la scusa di andare nel salotto, laddove c’è il camino e una collezione di armi da tiro, di cui i due sono fanatici, a provare una pistola, accade che Boyd sembra che abbia rivolto una contro se stesso, giacchè un secondo dopo che è uscito dalla stanza dov’è il fratello e Kincaid, si sente lo sparo e Roger appena varcata la soglia della stanza, vede cadere a terra  Boyd Lathrop, ferito mortalmente da un proiettile, sopra l’occhio destro.
Nella stanza non c’è nessuno, le finestre sono chiuse dall’interno, e non c’è altra apertura, tranne quella attraverso la quale è passato Kincaid attirato dallo sparo; e il fatto che sia arrivato appena in tempo per vedere il corpo senza vita di Boyd accasciarsi a terra, significa che nessun altro ha avuto la possibilità di uccidere il colonnello e uscire da lì senza non dover volatilizzarsi per forza.
La pistola viene trovata sotto un divano. Viene lasciata lì in attesa che arrivi la polizia scientifica e il tenente Nichols, conoscente di Kincaid. Quando viene esaminata, si trovano solo le impronte del colonnello, e risulta che è proprio quella l’arma usata per uccidere.
A questo punto parrebbe che solo l’ipotesi del suicidio stia in piedi: la pistola l’ha maneggiata solo lui, è la pistola che ha sparato, nella stanza non c’era nessun altro, l’uscio era solo quello attraverso cui era passato lui e poi Kincaid, e le finestre erano sbarrate. Insomma…
Ma il fretello della vittima non si rassegna: non c’era alcun motivo che suo fratello potesse suicidarsi; e poi perché? Piuttosto…può darsi che sia stato indotto ad uccidersi. E come? Mediante la cantilena che tutti hanno sentito pronunciare dal Santone, pochi minuti prima della tragedia. Poi si pensa che l’induzione sia stata possibile attraverso un’altra forma di istigazione all’omicidio: l’ipnotizzazione.
Insomma Kincaid a questo punto chiama in causa il suo amico Svetozar Vok perché lo aiuti a scoprire come abbia fatto Ergon a uccidere il colonnello senza lasciare traccia di sé.
Vok arriva ed elabora un piano per prendere di sorpresa l’ungherese. Lui è ceco ma l’idioma ungherese lo conosce: cercherà di costringerlo a tradirsi.  Cosa che accade. Il successivo tentativo di uccidere Vok sarà la prova della sua colpevolezza.
Diciamo subito che la Camera Chiusa è veramente tale: qui non c’è qualcuno che aiuti il santone come accade altre volte, né vi sono trucchi a riguardo del tempo spostato avanti o indietro, e del resto non potrebbe essere perché Kincaid quando sullo slancio entra nella stanza da dove ha sentito lo sparo, non vede la pistola fumante (in quel caso vari potrebbero essere i trucchi per far accadere ciò) ma il corpo che cade fulminato: quindi non v’è tempo per imbastire un trucco, semmai se ve ne sia uno (e c’è), esso è stato già messo in pratica. Semmai vi è stata prima dell’uccisione una messinscena, che non è connessa direttamente all’uccisione ma invece ha un compito diversivo: far pensare che ci sia stato un suicidio o comunque che Ergon tramite una maledizione o intimazione ipnotica lanciata dall’appartamento adiacente Lerd ferbeh maghaad, “ti farai saltare le cervella”, sia riuscito a far sì che il colonnello si uccidesse.
In realtà il trucco è stato un altro e in questo è il tocco di genio di Talbot: siccome i due appartamenti, quello occupato dai fratelli Lathrop e quello del mago ungherese sono identici e adiacenti e hanno anche i medesimi accessori, cioè un caminetto per lato, col lato in comune e la canna fumaria pure in comune, potrebbe essere stato esso la porta per entrare nell’altro appartamento, per esempio una porta segreta nella muratura interna del camino (come per es. in Indiana Jones e l’ultima crociata). Invece il caminetto non c’entra nulla, e del resto, essendoci stato del fuoco e cenere, se qualcuno fosse passato, non essendoci stato il tempo materiale per pulire – sparo, morte, entrata in scena di Kincaid – sarebbe rimasta la traccia di polvere sul pavimento. No. Il trucco è un altro, più geniale: a lato del caminetto, in ambedue gli appartamenti, vi sono dei portalampade fissati nel medesimo punto: lasciando un foro nel muro per lato, in sostanza, essendo le pareti divisorie tra i due appartamenti sottili, tanto che si sente la maledizione lanciata da Ergon, è bastato sfondare quel poco di muratura, per avere un foro comunicante: attraverso questo è stata introdotta la canna della pistola, e quando l’alto colonnello si è chinato per esercitarsi con una pistola contenuta nella cassetta vicino al caminetto, è stato centrato alla fronte da un colpo di pistola sparato quasi a bruciapelo.
Detto così il racconto sarebbe un must. Tuttavia a me non pare. Mi spiego.
Quando analizzai The Rim of the Pit, ebbi a dire : “non riesce, al pari di Carr, cui si richiama, a fornire una spiegazione chiara ed accettabile dei delitti, che invece rimane farraginosa ed irrisolta, a testimoniare che non sempre, arrampicandosi sugli specchi, si riesca poi a scalarli. Insomma quello che in ambiente molto più specialistico del mio, altri affermano : The actual impossible murders (there are two) are well set up but less convincingly resolved, though they’re certainly original. In my opinion it’s very good, but not great..

http://camerechiuse.blogspot.it/2015/12/hake-talbot-lorlo-dellabisso-rim-of-pit.html

L’ho detto in quell’occasione, lo ribadisco in questa: Talbot è grande nella messinscena, crea un grande trucco ed è abile anche nel tentare un’azione diversiva facendo credere al suicidio, e in questo caso riesce anche a creare un’atmosfera tangibile tale che fino a poco prima della fine, veramente si pensi ancvhe allo scontro tra due entità psichicamente forti: Vok ed Ergon. Quando Vok, assieme a Kincaid e tre poliziotti tra cui Nichols, entra nell’appartamento di Ergon, e lì psichicamente i due, il ceco e l’ungherese si affrontano, la scena è fortemente caratterizzante e il lettore tiene il fiato sospeso e fino all’ultimo pensa finanche che Ergon sia stato a sua volta ipnotizzato da Vok e costretto ad autoaccusarsi. Però il racconto è debole proprio sul fronte della risoluzione del problema: in altre parole Talbot, una volta ideato il plot e creati un trucco spettacolare che spieghi l’arcano, poi non riesce a trarne tutto il vantaggio che vorrebbe perché è deficitario in qualche parte.   
I difetti del plot io li individuo in :
nella sostituzione della pistola: si è detto che è stata trovata una pistola sotto al bordo del divano. Come ci sia finita, verrà esemplificato nella spiegazione finale: Ergon si è impossessato di due pistole, e nel momento in cui è apparso per la prima volta dinanzi a Kincaid e ha chiesto  di rimanere solo, portando nelle ampie maniche del saio che indossa una pistola, è riuscita a farla cadere vicino al divano. Ora, far cadere qualcosa rimanendo in piedi, si può anche fare (non si accenna a tappeti in grado di attutire il rumore) sperando che non si produca alcun rumore in grado di richiamare l’attenzione o magari producendo un rumore pari per distogliere l’attenzione. Ma poi è stato necessario – per forza – sostituire questa pistola, usata già e con le impronte dei due fratelli, con l’altra, quella che ha sparato. E come ha fatto Ergon? Di questa seconda entrata in scena, non ne viene data alcuna esemplificazione
disattenzione del Maggiore Boyd : è possibile che dopo la morte del fratello, il Maggiore non abbia controllato le armi di cui lui e il fratello si servivano e non abbia osservato che dalla cassetta mancava un’altra pistola? Inverosimile
ma soprattutto il foro nel muro : perché la morte sia stata possibile, era necessario non solo che Ergon togliesse il supporto del portalampade dal suo appartamento, ma anche quello dell’appartamento adiacente, altrimenti il colpo di pistola avrebbe fatto saltare in aria il portalampade dell’appartamento dei due fratelli e non il cervello di Boyd Lathrop. Ma allora, si dovrebbe automaticamente supporre che il supporto dalla stanza dei due fosse stato preventivamente asportato per rendere esecutivo l’assassinio. In questo caso, ci si dovrebbe chiedere per quale motivo i due fratelli non si siano accorti del portalampade asportato dal muro del proprio appartamento. Ma anche posto che il portalampade fosse al suo posto nel muro, mascherando il foro e che solo un momento prima dell’omicidio Ergon lo abbia spinto dall’altra parte facendolo cadere e liberando il foro, come mai sarebbe riuscito a rimascherare il foro dopo lo sparo? E’ questo il punto. Perché dopo la morte di Boyd Lathrop, pur riconoscendo in altra parte del libro la sottile psicologia deduttiva di Kincaid che riesce a vedere e spiegare ciò che altri non vedono e non spiegano, nel momento in cui è entrato nella stanza e ha visto cadere fulminato il povero Lathrop, non ha visto nessun foro nel muro; e del resto un momento dopo è arrivato nella stanza Clifford, e neanche lui si è accorto di un foro nel muro e dell’assenza di un supporto per lampada? Del resto, vi è anche una conseguenza diretta di ciò nello scontro finale tra Vok ed Ergon: quale fine avrebbe avuto uno scontro tra Vok ed Ergon se il metodo di uccidere senza entrare nell’appartamento fosse stato già chiaro prima?
Infine vi è il succitato  scontro psichico tra Vok ed Ergon:
quello che non si capisce è cosa sia questo scontro psichico e che fine abbia, se il fine non è ipnotizzare. Teoricamente Vok si scontra psichicamente con Ergon per avere delle prove, che altrimenti sarebbero futili: ma che prove sono se a parlare, cioè a confessare non è Ergon ma Vok che spiega cosa ha fatto Ergon? Per di più Vok dice che Kincaid aveva capito già tutto, ma serviva una rappresentazione per indurre una personalità tanto forte, capace di soggiogare, ad essere soggiogata. Però anche questa asserzione è difettosa: come ha fatto Kincaid a capire tutto, se entrano nell’appartamento di Ergon immediatamente prima dello scontro psichico, e solo allora si accorgono che i due appartamenti sono speculari e arredati con gli stessi accessori, eccezion fatta per il mobilio che non c’è tranne una rozza stuoia sul pavimento?
Ecco perché dico che al pari di The Rim of the Pit, anche questo racconto non risolve tutto quello che viene inserito: questo è il grosso limite di Talbot, che non riesce a tener conto di tutto quello pensa. E’ come se scrivesse di getto le sue opere, senza tener conto delle aspettative che tutto quello che aveva scritto avrebbe generato. Pecca ina altre parole di troppa fantasia non mitigata dalla razionalità: come non chiedersi conto del foro nel muro? E come non pensare che Kincaid che si spaccia per un cervello fine, proprio in occasione della scoperta del cadavere, non lo rilevi e neanche il fratello rimasto se ne accorga? E’ del tutto inverosimile.
Anche se devo riconoscere che in se per se la trovata di sparare attraverso un foro nel muro mascherato da due appliques è geniale:  tuttavia è in un certo modo una variazione della soluzione di una celebre Camera Chiusa di Carr, The Judas Window , a sua volta variata molti anni dopo Randal Garrett in Too Many Magicians.  Talbot è chiaramente debitore a Carr: crea delle grandi atmosfere, e qui l’atmosfera francamente è la cosa migliore; e crea delle grandi camere, e anche in questo è debitore di Carr: però mentre Carr spiega tutto, e tutto ha una spiegazione razionale, Talbot non riesce a spiegare tutto quello che immette.  Non ha neanche molti sospettabili, come pure nei racconti di Carr: solo che lì per spiegare l’arcano ci vogliono veramente i fiocchi e i controfiocchi. E non si apparenta neanche all’ Howdunnit francese che si basa solo sulla Camera Chiusa e in cui il colpevole è facile pensare chi sia, ma difficile da provare perché lì egli viene individuato solo sulla base della risoluzione della Camera Chiusa su cui si basa tutto lo scritto, che è di per sé quasi sempre un problema spaccacervelli: qui il colpevole si sa chi sia, ma non si prova fino alla soluzione finale, solo che essa latita in chiarezza in alcuni punti, che in pratica non vengono risolti.
Pietro De Palma