mercoledì 30 agosto 2017

Melville Davisson Post : Il mistero di Doomdorf (The Doomdorf Mystery, 1914) trad.Gianni Pilo - in "Tempo di delitti" a cura di Mike Ashley, Grandi Tascabili Economici Newton, 1996

Melville Davisson Post dirà poco al lettore italiano; eppure è uno scrittore di straordinaria intensità, amato da John Dickson Carr, Ellery Queen, Howard Haycraft.
Nato nel 1869 in West Virginia, svolse per parecchi anni la carriera di avvocato. La moglie morì di polmonite, il figlio in tenera età. Visse vedovo fino alla morte avvenuta nel 1930, per una caduta da cavallo (era un abile cavallerizzo). Scrisse romanzi e racconti.
In particolare dal 1911 al 1928 scrisse la serie di 22 racconti che più gli dette fama, quella di Uncle Abner, "the greatest American contribution" to the list of fictional detectives after E.A.Poe's C.Auguste Dupin.
Zio Abner non fu il solo personaggio creato. Gli altri furono Randolph Manson (di cui consegnò alle stampe tre volumi di racconti), Monsieur Jonquelle Prefetto di Parigi, il Colonnello Braxton (avvocato e virginiano, come l'autore). Ad un altro ancora, Sir Henry Marquis, pensò JDCarr per un suo personaggio, il Colonnello Marquis protagonista di un suo grande racconto/novella, The Third Bullet. I 22 racconti di Zio Abner furono pubblicati su molti magazines dell'epoca: dal 1911 al 1916. Nel 1918 furono raccolti nell' antologia  "Uncle Abner, Master of Mysteries". Ellery Queen li definì "an out-of-this-world target for future detective-story writers".
In Italia, ben poco è stato pubblicato ad oggi, oltre al racconto da me analizzato. Mi  risultano:  Il mistero della morte di Bradmoore ("The Bradmoor Murder"1929), edito dalla Compagnia del Giallo Classico nel 1996, in un'antologia coi racconti di Sir Henry Marquis; ; La notte oscura (Antologia Einudi "I Gialli di Mezzanotte", 2014); Un atto di Dio (An Act of God, 1913), Antologia "Enigmi e Misteri" di Polillo, 2009; La grande finzione (Monsieur Jonquelle; The Great Cipher su “The Red Book Magazine”, novembre 1921), in Antologia Polillo "Delitti in Codice", 2009.

"The Doomdorf Mystery" è una camera chiusa. Un inizio col botto, potremmo dire. 
Fu pubblicato per la prima volta sul Saturday Evening Post del 18 luglio 1914, e poi riunito assieme ad altre storie di Zio Abner nel 1918.
Zio Abner, che opera nella Virginia all'inizio dell'Ottocento, è "uomo con spiccato senso di giustizia, timoroso di Dio, e fine osservatore della natura umana e che osserva la legge di Dio" , è impegnato in questa sua prima avventura, nella morte misteriosa di Doomdorf, un avventuriero che si è stabilito su un arido pezzo di terra, piantando con tenacia alberi di pesco, e dai frutti ha ricavato un liquore, che presto ha venduto a  parecchia gente: l'alcoolicità ben presto ha diffuso in quella terra, vizi di ogni genere, portando anche distruzioni e omicidi, quando ne hanno bevuto schiavi e indiani. Fatto sta che un'orda di predicatori e di gente che ne ha piene le tasche di Doomdorf si è mossa per fare giustizia e distruggere la distilleria dietro la casa dell'avventuriero. Anche Zio Abner e il signor Randolph, giudice, stanno andando lì per mettere fine alla faccenda. Quando arrivano, trovano lì il predicatore Bronson, un tale che minaccia castighi divini, che ha in programma di distruggere la distilleria. Doomdorf sta dormendo nella stanza che usa d'estate, come aggiunge una donnetta che si affaccia, intenta a raccogliere le pesche da utilizzare per ricavare il liquore. Dopo averlo chiamato invano, e avendo capito che si è chiuso da dentro, con una spallata Randolph spalanca la porta, tanto per trovare Doomdorf ucciso da una fucilata che gli ha forato il panciotto e lo ha colpito al cuore, mentre era a riposare sul divano. L'arma viene trovata poco in là: è un piccolo fucile da caccia, appoggiato ad una forcella e appeso al muro: ha appena sparato, e la cartuccia sotto il cane sta lì a testimoniarlo. Non c'è altro nella stanza oltre ad un tavolo, ed una bottiglia con del liquido trasparente, il liquore di pesche (probabilmente un tipo di grappa).
Verificano la stanza: è ermeticamente chiusa. Dal camino non sarebbe potuto entrare nessuno, e la finestra, oltre che essere chiusa dall'interno, non veniva aperta da molto tempo, come testimoniano le ragnatele al di fuori, e per di più la finestra non ha un davanzale, è su una parete a picco e liscia dove nessuno potrebbe arrampicarsi; non ci sono botole, e la porta era chiusa dall'interno con un chiavistello impossibile ad aprirsi dall'esterno.
Purtuttavia sia il predicatore Bronson che la donna, rivendicano la paternità della sua morte. Solo che non sono condannabili: il predicatore ha invocato la vendetta divina, che poi si è materializzata; la donna, lo ha tanto maledetto con bambole vodoo da avere finalmente giustizia. Perchè non lo sono?
Perchè all'ora in cui è morto Doomdorf, le ore13, come testimonia il suo orologio da panciotto, trapassato dal proiettile omicida, entrambi non erano in casa: il predicatore era di là a venire, e la donna era ancora impegnata a raccogliere pesche.
In sostanza nessuno avrebbe potuto ucciderlo: eppure il cadavere è lì a testimoniare che qualcuno o qualcosa debba essere stato ad uccidere.
Zio Abner, riflettendo su una cosa che ha detto Bronson (ha invocato Dio perchè lo uccidesse con il fuoco del cielo), riuscirà a dimostrare come la morte sia entrata dalla finestra senza che questa venisse aperta, o i suoi pannelli sostituiti, o il suo telaio tolto (impossibile: c'erano le ragnatele!) e rimesso a posto.
La soluzione di Melville Post, è perfettamente razionale ed è assolutamente una chicca: soprattutto quando appare, alle ore 13, l'assassino nel suo incedere, finisce per tenere il lettore e il giudice Randolph fissi e attenti sulla finestra, in attesa che qualcuno o qualcosa appaia. E appare. Ma non è condannabile sul banco degli imputati.
E' un assassino che non è umano, perchè deve identificarsi in qualcosa che sia la vendetta di Dio. In certo senso se ci fosse un boia qui, sarebbe Dio stesso: perchè solo Dio poteva fare giustizia così.
Zio Abner si collega  al Dupin de Gli assassini della Rue Morgue di E.A.Poe: anche lì vi è una Camera Chiusa, anche lì l'omicida non è umano. 
Se vogliamo i due omicidi che non possono aver ucciso, possono invece averlo fatto: il racconto non lo dice, ma lo fa intuire. L'uomo può averlo fatto, perchè se non avesse invocato Dio, il suo fuoco distruttore non l'avrebbe ucciso (il fuoco dello sparo). La donna, perchè anche se al momento della morte, lei materialmente non era lì, potrebbe aver predisposto la stanza, sapendo lui dove si riposava, e in quale posizione, perchè morisse. In quest'ottica sarebbe non una morte dovuta ad un incidente, ma un omicidio premeditato. Impossibile però da accreditare in giudizio alla donna. Certo però, se davvero si fosse realizzato così come Zio Abner dice, sarebbe stato per un caso leggendario, una volontà divina.

RIVELAZIONE DELL'ARMA USATA PER UCCIDERE: 
Chi volesse leggere il racconto è pregato di non leggere da questo punto in poi. 

Perchè dico che  la vera arma usata per uccidere non è il fucile? 
Perchè esso non è l'arma quanto il mezzo. L'arma è un'altra: la bottiglia di liquore. 
Per un principio ottico, il  sole (l'assassino) con un suo raggio, appare all'una spuntando dalla finestra e cade sul tavolo laddove c'è la bottiglia. La bottiglia col liquore funziona come lente: riflette i raggi del sole focalizzandoli in un punto, la cartuccia opportunamente preparata nel fucile da caccia, che scoppiando, spara contro la figura distesa.
Se la morte di Doomdorf è dovuta al caso, il sole è l'omicida involontario o il latore della giustizia divina; se la morte invece è dovuta all'omicidio premeditato della donna, il sole è il complice.
Ma perchè la donna avrebbe voluto uccidere l'uomo tanto da premeditarne la morte (lei dice non la magia nera)? Perchè come spiega lei in un inciso, Doomdorf molti anni prima l'aveva comprata in cambio di una collana d'oro data ad un vecchio povero (il nonno) che forse si aspettava per la nipote un futuro di gioie e non di sofferenze, di soprusi, di stupri , a cui l'aveva condannata, a cui aveva condannato una bambina che coglieva fiori gialli nel prato. In parte quella bambina era rimasta nella donna, in quella donna distrutta.
Volete che io dica la mia tra le due opzioni? Non lo so. Opterei per la seconda perchè in sostanza,  quando normalmente si ripone un fucile da caccia, lo si depone scarico e non carico. E' la presenza della cartuccia che non mi convince. Ma devo anche prendere in esame la dimenticanza ed il caso.
Il metodo usato, la riflessione della luce, un principio ottico, è tipico delle storie di quel periodo: dardi avvelenati, letti che uccidono, e ora anche un raggio di sole che spara una cartuccia, riflesso da una bottiglia di liquore. Non è un caso che  anche illustri scrittori posteriori (Carr, Commings,per es.) utilizzeranno principi di fisica ottica per realizzare alcune celebri messinscene dei loro lavori.
Sta al lettore a questo punto, indicare quale sia secondo lui il vero assassino. Anche se Melville D. Post conclude:
It is a world filled with the mysterious joinder of accident .
It is a world - replied Abner - filled with mysterious justice of God!  

Pietro De Palma 
 





sabato 26 agosto 2017

Antologia The Realm of the Impossible

Due giorni fa è uscita negli USA, un'antologia, cui ho collaborato fornendo un mio racconto che ho dovuto tradurre in inglese, curata da John Pugmire e Brian Skupin.
L'antologia s'intitola The Realm of the Impossible, in quanto contiene solo racconti con Delitti Impossibili o Camere Chiuse. Sarebbe dovuta qualche mese fa, poi c'è stata una serie di rimandi sino ad avantieri. Compaio con il De trasformato nel nobiliare de: un altro atto di gentilezza oltreoceano, che mi ha ridato quel tanto di nobiltà che ci apparteneva qualche secolo fa.  Comunque sia, quel Pietro de Palma, autore del racconto The Barese Mystery sono proprio io.
Il racconto che è stato scelto nell'ambito di una rosa che ho fornito a richiesta, aveva come presupposto innanzitutto di non essere troppo lungo: doveva essere massimo di dieci cartelle, e io l'ho ristretto a 9,e poi doveva contenere degli elementi di folklore o paesaggistici tanto da identificare un certo luogo di una certa nazione. The Barese Mystery, ovviamente parla di un delitto impossibile con Camera Chiusa a Bari.
Ho dovuto trasformare un mio racconto molto più lungo, di una quarantina di pagine, che aveva doppio finale fantastico e razionale, "alla Carr", scritto ai tempi in cui io e Igor Longo avevamo una intensa amicizia epistolare: mi ricordo che a lui piacque molto, e disse che si inseriva in quei lavori tipo H. Resnicow o K. Wilhelm; e poi l'ho dovuto tradurre in inglese. Probabilmente John e Brian hanno a loro volta trasformato delle espressioni troppo inglesi in un americano corrente.
La sorpresa massima che ho ricevuto stamattina, quando John mi ha inviato la lista degli altri autori, che avevo richiesto, è stata trovarmi insieme a P. Halter, U. Durling, E. Hoch, S. Shimada, C. Brand, M.D. Post, F.W. Crofts, E. Peters,unico italiano ad essere stato scelto. Devo dire in tutta onestà che la cosa mi ha fatto un enorme piacere.
Questo l'elenco completo dei conteneuti:



Foreword
Otto Penzler
7
Introduction
John Pugmire and Brian Skupin
9
France: Jacob’s Ladder
Paul Halter
12
United Kingdom: Cyanide in the Sun
Christianna Brand
29
Real Life Impossibility: United States
Louis Calhern’s Weakness
48
Sweden: Windfall
Ulf Durling
49
Czech Republic: The Case of the  Horizontal Trajectory
Joseph Škvorecký
68
Real Life Impossibility: Barbados
Moving Coffins
86
Ireland: The Mystery of the  Sleeping-Car Express
Freeman Wills Crofts
87
Australia: Dead Man in the Scrub
Mary Fortune
109
Real Life Impossibility: Austria
Bridge to Nowhere
120
United States: The Hidden Law
Melville Davisson Post
122
France: House Call
Alexandre Dumas
133
Real Life Impossibility: Switzerland
Death of the Empress Elisabeth
150
Argentina: The Twelve Figures of the World
Jorge Luis Borges & Adolfo Bioy Casares
151
Greece: Rhampsinitos and the Thief
Herodotus
165
Real Life Impossibility: Germany
Mass Murder in the Basement
170
Outer Space: Martian Crown Jewels
Poul Anderson
171
Lebanon: Leaving No Evidence
Dudley Hoys
188
Real Life Impossibility: Scotland
Houdini Defeated
195
India: The Venom of the Tarantula
Sharadindu Bandyopadhyay
196
United Kingdom: Sir Gilbert Murrell's Picture
Victor L. Whitechurch
213
Real Life Impossibility: France
The Impossible Theft of 1,000 Rare Books
226
China/Taiwan: The Miracle on Christmas Eve
Szu-Yen Lin
227
Finland: Seven Brothers (extract)
Aleksis Kivi
251
Real Life Impossibility: France
Murder on the Metro
254
Portugal: Lying Dead and Turning Cold
Afonso Carreiro
256
Canada: The “Impossible” Impossible Crime
Edward D. Hoch
276
Real Life Impossibility: France
Hanged Too High
284
Egypt: The Locked Tomb Mystery
Elizabeth Peters
286
United States: Deadfall
Samuel W. Taylor
301
Real Life Impossibility: United States
The Murder of Isidor Fink
312
Japan: The Lure of the Green Door
Rintarō Norizuki 
313
Italy: The Barese Mystery
Pietro de Palma
340
Real Life Impossibility: United Kingdom
The Murder of King Edward II
349
Germany: The Witch Doctor's Revenge
Jochen Fueseler
350
Iraq: All the Birds of the Air
Charles B. Child
364
Real Life Impossibility: United States
Miracle on 42nd Street
379
Ireland: The Warder of the Door
L.T. Meade & Robert Eustace
380
Japan: The Locked House of Pythagoras
Soji Shimada
397
Permissions and Acknowledgments

428
 
L'antologia può essere ordinata al link

www.amazon.com/Realm-Impossible-Pugmire-Skupin/dp/1545339228/

Pietro De Palma

martedì 8 agosto 2017

Stuart Palmer – Hildegarde Withers: Morte tra le nuvole (The Puzzle of the Pepper Tree, 1933 ) – trad. Igor Longo – Il Giallo Mondadori N. 2719 del 2001

Ogni anno aspetto l’estate per leggere finalmente in santa pace i miei adorati gialli.
Il primo libro di quest’anno è stato un Giallo Mondadori di sedici anni fa: Hildegarde Withers: Morte tra le nuvole, di Stuart Palmer.
Di Palmer ho recensito un romanzo anni fa, un gran bel romanzo, ma senza personaggio fisso; eppure Palmer fu famoso soprattutto per la serie con una delle signorine omicidi, la zitellona Hildegarde Withers, maestra elementare di Manhattan, che  operava soprattutto in coppia con l’ispettore della Squadra Omicidi della Polizia di New York, Oscar Piper.  Per cui rimedio, presentando uno dei romanzi meno conosciuti, e meno pubblicati, Hildegarde Withers: Morte tra le nuvole.
E’ un romanzo del 1933, The Puzzle of the Pepper Tree, il terzo di una serie più lunga di quanto appaia vedendo le uscite italiane su wikipedia:
La serie con MISS HILDEGARDE WITHERS:
1931 • THE PENGUIN POOL MURDER (Brentano’s, NY)
1932 • MURDER ON WHEELS (Brentano’s, NY)
1932 • MURDER ON THE BLACKBOARD (Brentano’s, NY)
1933 • THE PUZZLE OF THE PEPPER TREE (Doubleday, NY)
1934 • THE PUZZLE OF THE SILVER PERSIAN (Doubleday, NY)
1936 • THE PUZZLE OF THE RED STALLION (Doubleday, NY)
1937 • THE PUZZLE OF THE BLUE BANDERILLA (Doubleday, NY)
1941 • THE PUZZLE OF THE HAPPY HOOLIGAN (Doubleday, NY)
1947 • THE RIDDLES OF HILDEGARDE WITHERS (short stories 1934-46; Jonathan Press, NY) • MISS WITHERS REGRETS (Doubleday, NY)
1949 • FOUR LOST LADIES (Mill, NY)
1950 • THE GREEN ACE (Mill, NY) • THE MONKEY MURDER (short stories 1939-47; Mercury Publications, NY)
1951 • NIPPED IN THE BUD (Mill, NY)
1954 • COLD POISON (Mill, NY)
1963 • PEOPLE VS. WITHERS AND MALONE/with Craig Rice (short stories 1950-63; Simon and Schuster, NY)
1969 • HILDEGARDE WITHERS MAKES THE SCENE/with Fletcher Flora (Random House, NY)
1981 • ONCE UPON A TRAIN AND OTHER STORIES/with Craig Rice, ed. Harold Straubing (Gold Penny Press, Canoga Park, CA)
2002 • HILDEGARDE WITHERS: UNCOLLECTED RIDDLES (Crippen & Landru Lost Classics)
Infatti, Palmer, influenzato come altri romanzieri da Van Dine, firmò oltre che suoi lavori, anche alcuni in collaborazione con Craig Rice (vd. mio lungo articolo sulla scrittrice statunitense), pubblicandone alcuni anche dopo che la scrittrice era morta; ma il caso volle che anche nel caso della sua morte, il suo romanzo ultimo, non finito: Hildegarde Withers Makes the Scene, lo fosse da parte di Flora Fletcher.
Il romanzo si svolge in uno scenario reale.
L’idrovolante Dragon Fly che fa rotta da Los Angeles all’isola di Catilina, porta a bordo nove persone: una di queste è Roswell Forrest, un cittadino coinvolto suo malgrado, in quanto dipendente, in una storia poco chiara di appalti cittadini e per questo deve comparire dinanzi ad una commissione cittadina: per questo motivo parecchia gente vorrebbe che non parlasse. Avrebbe dovuto prendere il battello per Catilina, ma arriva in ritardo e pertanto è costretto a prendere l’idrovolante. Gli altri compagni di viaggio sono un’avvenente bionda Phyllis la Fond (col suo cagnolino Mr Jones); due sposini in viaggio di nozze, i coniugi Deving; il comandante Narveson, che comanda un battello; Girard Tompkins, proprietario di una fabbrica di vasi; il famoso cineasta Ralph Tate e due suoi collaboratori George Weir e Tony Morgan.
Al comando dell’idrovolante Chick Madden e Lew French, piloti.
Durante il viaggio, Forrest si sente male, tanto che il pilota gli si siede vicino (perché c’è un posto vuoto) per rassicurarlo, ma invano. Infatti, arrivati a Catilina, i due piloti si accorgono che è morto.
Il tipo pare che soffrisse di cuore, e siccome non ci sono né ferite né escoriazioni la cosa più semplice da pensare è proprio che sia morto per attacco di cuore; e questa diagnosi si vorrebbe che il medico del posto James O Rourke assistito dall’infermiera Olive Smith, rilasciasse; e d’altronde lui è il primo che protende per tale ipotesi. Per sfortuna loro, a Catilina si trova per una vacanza, Miss Hildegarde Withers, zitellona impicciona ma geniale, che ha aiutato già a risolvere due casi di omicidio, l’ispettore Oscar Piper della Polizia di New York. Hildegarde che è una maestra di Manhattan che ha come hobby quello di trovare assassini, fiuta l’omicidio. Io avrei pensato come tutti ad un attacco di cuore, se mi fossi trovato lì: ma io sono io e lei è Miss Withers (è il suo sesto senso a farle dubitare del normale). Sarebbe troppo bello se un testimonio, inviso a politicanti corrotti e gangster, morisse di morte naturale. Pertanto la zitella chiede che se ne occupi il medico legale, e il coroner (in sua mancanza il capo della polizia Amos Britt). Nessuno le crede, tutti la bollano come una vecchia zitella impicciona, e solo una persona, Barney Kelsey, guardia del corpo di Forrest, che ha preso il battello tramite il quale è giunto a Catilina.
La zitella sospetta che qualcuno possa avere avvelenato il testimonio, ma non si sa con cosa: sarà stato il pilota? Oppure il cineasta che gli ha fatto bere qualcosa da una fiaschetta che porta sempre con sé? Ma entrambi sembrano essere al di là dei sospetti, nonostante la fiaschetta in realtà è davvero truccata, contenendo due bottigliette distinte, con due diversi tipi di Scotch: uno ottimo (che beve lui) ed uno scadente (che propone agli altri).
Nessuno le crede, e tra questi anche il medico che dovrebbe fare un’autopsia che non vuole fare. Fatto sta che mentre tutti sono andati a ballare al Casinò di Catilina, compresa Miss Hildegarde, qualcuno ruba il cadavere dall’ambulatorio di Rourke, e lo porta altrove tramite una carriola che poi si ritroverà in mare.
Da quel momento si scatena la caccia al cadavere, tanto più che un idraulico ha trovato in un collettore dei tubi di scarico dei bagni del Casinò, due pacchetti interi di gomme da masticare. Lei fa di tutto perché vengano analizzati, e successivamente si scopre che i chewin-gum, che non corrispondono alla marca della carta in cui sono incartati, sono impregnati da aconitina e digitale, in tale quantità da ammazzare un cavallo. Tuttavia il cadavere non si trova.
Lo cercano in acqua, sulla terraferma, rivoltano un campo da golf, sconvolgono un vecchio cimitero indiano, sondano una serie di canyon presenti nell’isola: addirittura durante una di queste perlustrazioni, Hildegarde accompagnata dalla sua vicina di stanza Phyllis, una ragazza ventenne che ha vissuto già troppo, e campa facendo la mantenuta, è sorpresa da una perturbazione.
La scomparsa del cadavere ha finito per spostare Britt dalla parte di Withers che è l’unica capace di trovare corpo e colpevole, tanto più che della morte si è impadronita la stampa e le autorità di polizia premono perché le indagini giungano a buon fine.
 
In questo turbillon di eventi, si inserisce Kelsey, che ha una condotta ambigua, tanto da insospettire Britt (ma non Hildegarde), e Patrick Mack, un tipo a metà tra politicante corrotto e gangster che sospetta la zitella, deve essere il mandante dell’omicidio, probabilmente lì per pagare il killer. Tenendolo d’occhio, Hildegarde viene in possesso di una busta contenente quindicimila dollari, il prezzo secondo lei dell’omicidio.
Affrontato Mack e messolo al muro, la zitella fa male i suoi conti e si ritrova bell e imbavagliata chiusa in un armadio della camera del gangster, in attesa di esalare l’ultimo respiro. La sua fortuna è che qualcun altro, il killer, non avendo ricevuto il compenso pattuito, uccida il gangster, simulando il suicidio: tuttavia il guanto di paraffina dà esito negativo sul cadavere, e del resto su nessuno dei dieci sospettati (piloti e viaggiatori) vengono trovate tracce di polvere da sparo (che supera anche i guanti di pelle e di gomma).
Tuttavia il killer, che agisce con un complice, verrà individuato da Hildegarde, sulla base di un tenue indizio, una cosa rivelatale da Phyllis, che nel frattempo si è innamorata di Kelsey (ricambiata), così come Olive del suo medico, non prima che il cadavere venga ritrovato dalla sagace Hildegarde, sotto un albero del pepe (Pepper Tree) che qualcuno di notte ha tolto dal terreno, non rimettendolo nell’esatta posizione iniziale, cioè con le fronde rivolte non verso il mare, così come è dopo. Hildegarde l’aveva, prima che accadesse la tragedia, ritratto su un album da disegno ed il raffronto tra le due posizioni della pianta rivela alla furba maestra una possibilità rivelatasi vera: tuttavia il corpo, in decomposizione e sfigurato dalla carica acida del terreno vulcanico dell’isola di Catilina, rivelerà consistenti tracce di veleno.
E sarà Oscar Piper, arrivato giusto per l’epilogo, a riuscire ad arrestare uno degli assassini, mentre tiene sotto tiro tutti i presenti (altri viaggiatori e poliziotti).
Ah, già. Me ne dimenticavo. Il cadavere non era di Forrest, perché Forrest è in realtà…
Questo lo lascio all’intuito del lettore. Io c’ero già arrivato, per intuizione. All’assassino, anzi agli assassini, no. In un certo senso gli assassini scendono dal cielo. Perché l’indizio che lega uno dei due al primo delitto, è molto sottile, ed nella rivelazione di Phyllis che aveva visto qualcuno durante il viaggio. Durante il romanzo ad uno dei due si guarda, perché aveva lasciato una certa traccia, ma poi il tutto era stato superato dalla convinzione che lui, proprio lui, non poteva essere l’assassino, mentre lo è. Il secondo assassinio, è più impossibile che il primo, perché l’escamotage usato dal killer è tale che egli svanisca, in un certo senso, perché le tracce lasciate dalla polvere da sparo non hanno potere sul collodio. Ora questo effetto francamente non so se sia stato inventato da Palmer oppure no: è vero però l’uso medico del collodio che in effetti forma una sottilissima pelle che aderisce alla pelle stessa, quanto unito all’olio di ricino.
Al di là di questo, il romanzo è godibilissimo: il merito è dato dalla scrittura, a metà tra l’ironico e il sarcastico, da una girandola di situazioni che fanno vibrare la storia, e dal plot strutturato in due delitti, che sono al limite del delitto impossibile. Infatti finchè non viene ipotizzato l’uso del chewingum come antinausea negli attacchi di mal d’aria, nessuno aveva capito come il delitto avesse potuto aver luogo. Il secondo è ancora più difficile da collegare, in quanto le informazioni sono tenute nascoste sino alla fine, sulla ex professione di uno dei due responsabili. In questo sicuramente Palmer non è leale nei confronti del lettore.
Però il primo omicidio è molto difficile da inquadrare in quanto la vittima aveva preso il volo perché in ritardo: in sostanza se è stato ucciso con premeditazione, come ha fatto l’omicida a sapere che in effetti Forrest, anzi lo pseudo Forrest avrebbe veramente preso quel volo? Questo è il punto, che poi viene risolto sempre alla fine.
Hildegarde Withers è un personaggio originalissimo che non ha eguali: Palmer disse che il soggetto l’aveva tratto dalla sua maestra elementare. La seguente è una specie di rivelazione sulle sue origini, in una lettera scritta a Fred Dannay nel 1949: “The origins of Miss Withers are nebulous. When I started Penguin Pool Murder (to be laid in the New York Aquarium as suggested by Powell Brentano then head of Brentano’s Publishers) I worked without an outline, and without much plan. But I decided to ring in a spinster schoolma’am as a minor character, for comedy relief. Believe it or not, I found her taking over. She had more meat on her bones than the cardboard characters who were supposed to carry the story. Finally almost in spite of myself and certainly in spite of Mr. Brentano, I threw the story into her lap. She was based to some extent on Fern Hackett, an English teacher in Baraboo High School who made my life miserable for two years. Once I came to get her permission to transfer to another class and she said okay, only she’d be lonesome and bored without our arguments; that I was the only student in the class whom she thought enough of to bother with. I think she started me as a writer. Fern was a horse-faced old girl, preposterously old-fashioned, fine old New England family run to seed, hipped on Thoreau and Emerson.”
Come personaggio, forse solo Miss Silver di Patricia Wentworth e Miss Marple di Agatha Christie le si avvicinano: però sono pur sempre persone dolci ed riservate, tipici tipi inglesi, non il tipo yankee di Hildegarde, impicciona, invadente e anche autoritaria. In questo non ha eguali nel panorama di detectives del tempo, imperniati quasi tutti sul personaggio di Philo Vance. Un altro vandiniano assai poco conosciuto e sconosciuto in Italia, Torrey Chanslor derivò probabilmente da H.Withers, The Beagle Sisters, Amanda e Lutie. Non ha nulla di Philo Vance questa maestra, e non ha neanche la cultura enciclopedica.
Gli unici due caratteri che indicano la derivazione di Palmer da Van Dine, sono: l’accoppiata detective dilettante-poliziotto, la struttura del titolo dei romanzi.
Hildegarde Withers e Oscar Piper, ripropongono l’osannata coppia Philo Vance-Markham, riportata anche da Ellery Queen (Ellery/Richard Queen), e variata da C.Daly King e Anthony Abbot nella sintesi delle due figure in una sola che è nel primo caso un Tenente di polizia, Michael Lord, e nel secondo addirittura un Commissario, Thatcher Colt.
Il titolo di alcuni romanzi, quelli dal 1933 al 1941, riprendono, variandolo, lo schema di Van Dine ( The + Nome identificativo che varia ogni volta + Murder + Case ), come aveva già fatto Ellery Queen (The + Nome e Aggettivo identificativi del romanzo + Mystery), e A. Abbot (About + The + Murder + of + Nome + Aggettivo identificativi del romanzo). Infatti lo schema del titolo di Palmer in una serie di quattro romanzi è : The + Puzzle + of + Nome (+ Aggettivo).
Il romanzo è interessante anche per altri motivi: innanzitutto per il mezzo usato. L’idrovolante fino ad allora non era stato utilizzato per commettervi un omicidio, anche se un aeroplano è il luogo dove, in alcuni romanzi anni ’30, può avvenire un omicidio: Delitto in  cielo (Death in the Clouds), di Agatha Christie, è del 1935; Il dramma della carlinga o Morirai a mezzogiorno (Obelists Fly High) di C. Daly King è del 1935; Il mistero dell’idrovolante, di Franco Vailati, è del 1935. In sostanza quindi il romanzo di Palmer parrebbe che sia stato il primo ad aver posto un assassinio in un aereo. Inoltre il romanzo ha affinità con altri:
per il cadavere che scompare, almeno con La dama della Morgue (The Lady in the Morgue, 1936)di Jonathan Latimer o con The Corpse Steps Out, del 1940 di Craig Rice;
per il luogo chiuso dove sono sedute delle persone, almeno tra i vandiniani, con l’Ellery Queen di The Roman Hat Mystery, 1929  o con il  F.G.Parke  di First Night Murder, 1931; oppure con il Carr di  The Black Spectacles, 1939
per il mezzo di trasporto, con altri scrittori vandiniani: Ellery Queen (The Tragedy of X, 1932: autobus; The Four of Hearts, 1938: aereo ) e Charles Daly King (The Obelists Fly High, già ricordato, ma anche Obelists at Sea, del 1932 in cui il delitto avviene su un nave, e Obelists en Route, 1934, in cui il delitto avviene su un treno); Rufus King (parecchi romanzi si svolgono su navi)
per la parola Puzzle nel titolo soprattutto coi romanzi ad enigma di Patrick Quentin degli anni 30’-40’ : Puzzle for Puppets,  A Puzzle for Fools, Puzzle for Players, Puzzle for Wantons etc..
Insomma, un romanzo che appaga sotto molti aspetti, non fosse altro per l’humour nero e i toni da commedia che pervadono lo storia, e che lo apparenta anche ad opere cinematografiche degli stessi anni, per es. Arsenico  e Vecchi Merletti di Frank Capra.

Pietro De Palma

martedì 1 agosto 2017

Pierre Boileau: Il Quadro maledetto (Le repos de bacchus, 1938) - trad. Aldo Albani - I Grandi Gialli Pagotto N.10 del 31 ottobre 1950





Il terzo dei grandi romanzi di Pierre Boileau è il mai dimenticato (ma in Italia sì), Le Repos de Bacchus del 1938 (tradotto in Italia, come Il Quadro maledetto nei Grandi Gialli Pagotto nel 1950: da allora nessuna traduzione da parte di altri).
Riportato in tutte le grandi serie di romanzi con Camere Chiuse, il romanzo propone 3 crimini impossibili: in sostanza una Camera Chiusa propriamente detta e due eventi impossibili.
Il romanzo, nella serie di Boileau, viene prima di Six crimes sans assassin, e questo ha la sua importanza, come vedremo.
André Brunel, l’investigatore risolvi enigma, non appare subito, ma solo dopo che i tre crimini impossibili sono già avvenuti: come in tanti romanzi di Agatha Christie, Brunel ricostruisce nella sua mente le modalità intercorse dei tre crimini, sulla base degli indizi e dei resoconti fornitigli.
In sostanza tutto si basa sulla collezione modesta in quantità ma eccezionale in qualità, che Gilbert de Moncelles, conte di Chaumigny, possiede: in gran parte quadri di pittori italiani: Lotto, Mantegna, Vivarini, Moroni e altri, tra cui il pezzo forte, Il riposo di Bacco di Leonardo da Vinci, quadro di eccezionale fattura pagato da lui, per sottrarlo all’acquisizione da parte dello stato italiano, un milione   e mezzo di franchi.
Il Conte ha destinato questi quadri su una parete di una stanza, mentre sull’opposta si aprono tre finestre che danno luce alla stanza; sui lati corti ci sono: l’entrata su uno e un caminetto sull’altra.
La collezione è la passione del conte: ogni sera fa mettere la poltrona davanti ad un diverso quadro, per poterlo ammirare nelle sue sfumature. Ovviamente il suo quadro preferito è Il riposo di Bacco
Il conte, anche per legittimo orgoglio, ha sempre permesso ai visitatori di ammirare le sue opere, e la vita nel castello è regolata in modo che due dei servitori, Auguste e Manuel siano a disposizione dei visitatori: uno controlla il passaggio, l’altro fa da cicerone e accompagna il visitatore nella visita che dura 40 minuti.
Un bel giorno arriva un tale Bras Roulé al castello. Vuole vistare la galleria, ma il lettore sa già quale sia il suo scopo: è di genere truffaldino. Ma quando lui getta la maschera, vediamo che ancor più criminale: infatti Roulè, spostatosi nella visita alle tele, dietro a Manuel, lo colpisce con una piccola mazza di piombo, fracassandogli il cranio e ferendolo mortalmente. Poi si mette all’opera, e quando sedici minuti dopo, Manuel riesce a dare, pur ferito gravemente, l’allarme e Roulè viene accerchiato e catturato dai servitori del conte, come indica lo stesso Manuel prima di morire, al conte esterefatto, Il Riposo di Bacco è sparito. Lo cercano ogni dove, ma non lo trovano. Perfino qualcuno si spinge ad ipotizzare nascondigli segreti. Persino un funzionario di polizia, dopo che è accorsa, si spinge a ipotizzare dei doppi fondi in alcuni quadri più grandi tali che una tela di 50x70 possa essere stata nascosta in una di esse. Macchè: non si trova e basta!
A distanza di una settimana mentre il conte non si da pace, un altro fatto inspiegabile accade: un uomo assale un poliziotto che è stato messo di ronda di guardia al castello, nel parco, lo immobilizza e mentre egli è ben immobilizzato e legato come un salame, l’uomo va ne cortile del castello e dopo meno di un minuto riappare con un involto piatto avvolto in tela cerata, sicuramente il quadro. Anche in questo caso l’allarme viene dato prima di quanto il malfattore si aspetti e così, spinto dai gendarmi verso l’alto muro di cinta e verso il cancello dalle alte sbarre, egli non avrebbe alcuna possibilità di fuggire; senonchè di fronte agli sbalorditi agenti, il quadro appare miracolosamente in men che non si dica, dall’altra parte del cancello e così il fuggitivo, senza che egli sia stato visto scavalcare muro o cancello.
Dopo sei mesi si celebra il processo a carico del ladro e assassino Bras Roulé che si è sempre rifiutato categoricamente di parlare, ed egli viene condannato a morte. Una volta messogli la camicia di forza, incatenato e portato nel carrozzone carcerario, che lo condurrà nella prigione dove poi avverrà l’esecuzione, egli non arriverà mai a destinazione perché… il cellulare, condotto da uomini estremamente fidati, dopo il rituale colpo di clacson che annuncia al guardiano l’arrivo, dopo che egli si precipita dopo un minuto, ad aprire il cancello, il cellulare è scomparso. Come è stato possibile? In meno di un minuto non può scomparire nulla e ancor meno un grosso cellulare, con dieci celle, cinque per lato, con un agente armato, e l’autista, tutti e due di provata fede ed esperienza. Si pensa ad allucinazione del guardiano. Ma il colpo di clacson l’ha sentito anche il direttore del penitenziario, e per di più dopo indagine accurata della polizia, fino al ponte a schiena d’asino, che porta dalla lunga via che va dal palazzo di giustizia, alla prigione, tutti gli esercenti dei negozi lì vicino, e anche il piantone della caserma, affermano che un cellulare è passato, ad una determinata ora su cui tutti sono precisi e concordi, che esso per poco non ha fatto incidente con un’auto ma che poi esso ha continuato a procedere spedito verso la prigione, solo che..alla prigione non è mai arrivato.
Si giunge persino ad ipotizzare che una grande gru abbia potuto arpionare il mezzo, da una fabbrica posta esattamente di fronte alla prigione, e portarla dentro la fabbrica: ma poi i duecento operai se ne sarebbero pure accorti e allora…
Insomma nessuno riesce a trovare cellulare, uomini e il condannato a morte, né spiegare come sia potuto accadere.
A questo punto accade che Brunel torni a Parigi da un precedente viaggio, e il conte, non essendo la polizia riuscita a venire a capo del tutto, gli si rivolge. Fatto sta che proprio dopo che Brunel ha accettato di occuparsi della cosa, un tale uomo si presenti dal conte e dopo neanche tanti convenevoli gli dice di essere il capo della banda che compiuto i tre fati inspiegabili e come volevasi dimostrare gli offre di restituirgli la tela di Leonardo da Vinci a patto che il conte versi il riscatto di un milione di franchi, in un posto isolato della campagna, detto Il Calvario, per l’esistenza di una grande croce, il giorno dopo.
Sempre il giorno dopo, Brunel appena arrivato dal conte, prima che si sia fatto un’idea del tutto, viene fatto oggetto di un attentato: da un’auto in corsa, affiancatasi alla loro, parte uno sparo e Brunel viene gravemente ferito ad una ascella: solo per un caso non viene ucciso. La sera stessa, il conte dovrebbe versare il riscatto per riavere il suo Leonardo, e ancora sperava di poter non pagare se Brunel fosse riuscito a spiegare il tutto ma ora…
Eppure Brunel, con supremo atto di volontà, pur febbricitante, si fa rinchiudere nella galleria con una tela insignificante pressochè delle stesse misure di quella trafugata, e lì nei sedici minuti calcolati dal momento in cui Brunel si è chiuso nella galleria, come si chiuse nella galleria, Bras Roulé, avviene ancora una volta una sparizione impossibile: la tela scompare dal muro. Ancora una volta non si sa come essa sia potuta uscire: la porta era bloccata, le finestre sono nello stato come furono trovate sei mesi prima dopo la prima sparizione, bloccate dall’interno, e nel camino scoppiettante, la canna fumaria è troppo stretta. Eppure il quadro è scomparso e Brunel spiegherà come sia potuto accadere: una Camera Chiusa infernale.
E spiegherà anche il fatto inspiegabile del parco, e ancor di più la sparizione del cellulare.
E’ bene dirlo che Pierre Boileau prende in giro il lettore nei tre casi, perché, ovviamente, ci troviamo a tre abili messinscene: in tutti e tre i casi, si è attuata un abilissimo inganno, e almeno nei primi due fatti, sparizione del quadro, e sparizione dell’uomo da un posto e comparsa in altro (una sorta di bislocazione) il tutto è stato possibile con un’identico trucco: in sostanza il secondo mette Brunel nella condizione di ipotizzare il primo, più complesso. A volerla dire tutta, il trucco fa uso del raddoppio del suo elemento fondamentale.
Non avete capito. Sì lo so, ma svelare l’arcano non posso. Dico solo che Boileau inganna il lettore in maniera molto molto sottile. Non si tratta di nascondere un dato: no, i dati ci sono tutti. Boileau inganna il lettore, facendo uso della psicologia applicata: in sostanza chiunque al posto degli attori del dramma, una volta scoperta la sparizione del quadro, si sarebbe comportato alla stessa maniera. Anch’io beninteso, perché…
Nella soluzione c’è tutto il celebre enunciato sherlockiano: Quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verita' (Il segno dei Quattro). Boileau amplifica e codifica il celebre enunciato, dividendolo in una triplice azione: Separare accuratamente il possibile dall’impossibile; escludere l’impossibile; concludere con gli elementi che rimangono (pag.72).
L’improbabile sherlockiano che è uguale all’elemento che rimane in Boileau, è il principio per cui tutti noi saremmo stati ingannati qualora ci fossimo trovati in simili condizioni.
La sottigliezza e la genialità della soluzione della Camera Chiusa (è la variante in cui scompare qualcosa da una stanza sigillata, come La coppa del cavaliere di Carter Dickson o La Spada del vescovo di Norman Berrow), contempla sia lo spazio ovviamente che il tempo quando il quadro viene ritrovato. Perché mai il ricattatore che fa rubare il quadro, invece di proporlo subito, fa passare sei mesi? Questo tempo dilatato, entra di forza nella soluzione, perché ha la sua importanza. E in questo caso spazio e tempo riguardano espressamente il furto e la ricomparsa sei mesi dopo. Se infatti il quadro venisse proposto l’indomani e dopo un tempo relativo, potrebbe accadere che ….

Pietro De Palma